Una questione irrisolta il dissesto dell’area, dal 2003.
Accade all’ombra dalla maestosa cattedrale di Lanciano:
si è aperta una buca larga circa mezzo metro e profonda di più, che in questi giorni di piogge si amplia a vista d’occhio.
A denunciarlo al Tgmax è il geologo Luigi Carabba, profondo conoscitore dei luoghi, dopo averli studiati nel corso della sua lunga carriera.
Più volte ha sottolineato ai nostri microfoni la fragilità della “farfalla di pietra”, come viene definita la forma sulla mappa dell’area storica della città.
E questa nuova buca non prelude a nulla di buono:
sembra un sifonamento in atto sul costone, che già in passato ha subito degli interventi.
Accanto al muretto in pietra, infatti, ce ne è uno più recente in mattoni, realizzato circa 20 anni fa, a seguito della frana che fece precipitare nella valle del Diocleziano una porzione della strada.
Tutto risolto? Non sembra affatto.
I problemi di cedimento sono noti dall’alluvione del 2003, quando ai signori Ciarelli, che vivono in una casa all’imbocco di via Del Ponte, fu interdetto l’utilizzo del giardino prospiciente il vallone.
Quella striscia di terra, larga un metro, non può sopportare neppure il peso dei vasi di fiori: la recinzione è ormai appesa sul vuoto.
Sono passati 21 anni da quel provvedimento sindacale che vieta “l’accesso a chiunque nell’area di pertinenza dell’edificio”, ma la situazione non è mai stata risolta in via definitiva.
Il terreno, che ha una pendenza compresa tra il 70% e la verticalità e un’altezza media di 20 metri, è interessato da frane diffuse. La scarpata è impostata su sabbie e con presenza di falde freatiche che contribuiscono ad aumentare l’instabilità generale del versante.
Nel 2005 era prevista la costruzione di un muro di sostegno con pali trivellati in cemento armato, mai realizzato: si preferì la realizzazione, invece, di un condotto fognario, rivelatosi poi inutile con l’alluvione del 2018.
Un anno e mezzo fa circa, i residenti presentarono un esposto, di cui non si ha notizia se sia stato archiviato o meno.
Chi deve intervenire?
Domande che restano aperte e senza risposta.
Nell’attesa, sottolinea il geologo Carabba, che la Procura batta un colpo.
