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L’Aquila: i carabinieri trovano un’opera di Bansky, era stata sottratta al Bataclan di Parigi nel 2019

Giugno 11
17:39 2020

Conferenza stampa



L’Aquila: i carabinieri trovano un’opera di Bansky, era stata sottratta al Bataclan di Parigi nel 2019.

Nella mattinata del 10 giugno, a Sant’Omero (Teramo), ha avuto conclusione una operazione di polizia coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di L’Aquila in collaborazione con la magistratura e la Polizia Criminale francese.

L’icona vittime del Bataclan

I Carabinieri della Compagnia di Alba Adriatica, unitamente ai colleghi del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona e alla Polizia Giudiziaria di Parigi, hanno, quindi, recuperato un dipinto realizzato da Banksy – pseudonimo di un maestro della street art di fama mondiale – su una porta di sicurezza del Teatro “Bataclan” di Parigi. L’opera era stata realizzata in omaggio alle 130 vittime degli attacchi terroristici del 2015, 90 delle quali erano proprio in quel locale il 13 novembre.

Il dipinto, raffigurante una ragazza dolente, è diventato un simbolo del tragico evento e fu trafugato il 26 gennaio 2019.

Collaborazione con polizia francese

Il recupero dell’icona è stato possibile soprattutto grazie alla preziosa collaborazione tra le autorità giudiziarie italiane e francesi, in ottemperanza ai protocolli propri della cooperazione internazionale.

Le indagini proseguono

L’eccezionale rinvenimento è avvenuto alle prime ore dell’alba di ieri, durante l’esecuzione, da parte dei Carabinieri, di un decreto di perquisizione emesso dalla Procura Distrettuale di L’Aquila.

L’opera era ben nascosta nel sottotetto di un’abitazione, che si trovava nella disponibilità di un cittadino italiano residente a Tortoreto.

Proseguono le indagini, volte a chiarire le modalità con le quali l’opera è giunta in Italia ed il ruolo giocato dagli italiani coinvolti.

La conferenza stampa a L’Aquila

“Non abbiamo elementi concreti sul perché era in Italia e in particolare in Abruzzo, la cosa che conta è che abbiamo recuperato un’opera che è il ricordo di un evento tragico ma che è il simbolo della lotta al terrorismo non solo di una Nazione ma del mondo intero”. Così il procuratore generale dell’Aquila Michele Renzo nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nel tribunale dell’Aquila alla presenza dei vertici dei carabinieri e del maggiore Cristophe Cengig che ha partecipato attivamente alle indagini che hanno portato al recupero dell’opera. Il procuratore Renzo ha sottolineato che al momento non ci sono provvedimenti restrittivi e che le indagini vanno avanti per poter ricostruire l’intera vicenda. Renzo ha inoltre escluso collegamenti con cellule terroristiche islamiche. L’opera è stata ritrovata nel sottotetto di una casa di campagna nel teramano, in uso al proprietario dell’abitazione, attualmente affittata ad una famiglia cinese che secondo i carabinieri era all’oscuro di tutto.

Patto di riservatezza con la Francia

“Abbiamo fatto un patto di riservatezza con la Francia – ha spiegato il procuratore generale dell’Aquila Michele Renzo – non possiamo fornire molti dettagli perché bisogna anche saper rispettare, nella cooperazione, i confini e i limiti da non superare, abbiamo fatto la nostra parte e possiamo solamente dire che non abbiamo elementi per pensare a un movente diverso da quello economico”. All’incontro con la stampa organizzato all’Aquila erano presenti anche il Sostituto procuratore della Procura dell’Aquila David Mancini, il colonnello Emanuele Pipola, comandante provinciale dei Carabinieri di Teramo, il tenente colonnello Emanuele Mazzotta, comandante della compagnia dei Carabinieri di Alba Adriatica, il tenente colonnello Carmelo Grasso, comandante dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio culturale di Ancona e il maggiore Christophe Cengig, ufficiale di collegamento della criminalità organizzata dell’Ambasciata francese in Italia.

“Questa cooperazione con la Francia avremmo potuto trattarla in modo più neutro, ma al contrario abbiamo deciso di dargli un’anima attraverso dei contatti con le autorità francesi più assidui – ha spiegato Mancini sottolineando che la porta con il disegno di Bansky – è stata spostata in diversi luoghi ed è stata occultata in modalità particolari, in un sottotetto, poco consone a un’opera di tale pregio e solo attraverso un reticolo di informazioni e dall’intreccio di tutti i dati acquisiti, siamo riusciti a recuperarla. Io amo più il classicismo – ha proseguito il sostituto procuratore – ma davanti a un’opera del genere mi sono dovuto ricredere perché mi ha trasmesso delle sensazioni e delle emozioni irripetibili che solo un grande artista può trasmetterti”.

Il colonnello dei carabinieri Emanuele Mazzotta, comandante della compagnia dei Carabinieri di Alba Adriatica ha sottolineato che presto l’opera sarà riconsegnata al legittimo proprietario e tornerà nel locale e nel posto dove era stata rubata. “Naturalmente seguendo i protocolli internazionali in accordo con le autorità francesi”, mentre sul casale nelle campagne del teramano dove è stata recuperata l’opera ha evidenziato che “l’abitazione era occupata da cittadini cinesi e sono in corso delle verifiche sulla loro posizione, ma dalle prime indagini sembra che siano inconsapevoli sia del valore della porta che avevano in casa sia della sua provenienza. Mentre il soggetto che l’ha portata lì, invece ne aveva la totale disponibilità”.