Inchiesta della procura di Siracusa.
C’è anche un professionista di Lanciano, 79 anni,
tra le persone coinvolte nella maxi operazione contro la criminalità economico-finanziaria che ha portato al sequestro preventivo di oltre 560 milioni di euro in crediti fiscali fittizi.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, è stata condotta dal locale Comando provinciale della Guardia di Finanza in stretta collaborazione con il Nucleo Speciale Entrate di Roma e l’Agenzia delle Entrate,
svelando un asse illecito che univa la Lombardia all’Abruzzo.
L’inchiesta è scattata a seguito della denuncia del legale rappresentante di una cooperativa sociale della città siciliana, rimasto sorpreso dall’anomala presenza di svariati milioni di euro di crediti d’imposta nel proprio cassetto fiscale. Da quella segnalazione è partito un meticoloso lavoro investigativo a cui si sono aggregate quasi subito le direzioni centrali delle Fiamme Gialle e dell’Agenzia delle Entrate, mentre prendeva corpo la reale dimensione nazionale della truffa.
Al centro del meccanismo fraudolento, legato a interventi di “Superbonus” mai realizzati, c’era una organizzazione con ramificazioni in tutta Italia. Il sistema si basava su oltre 60 società, in gran parte fittizie e prive di reale struttura imprenditoriale. Queste strutture avevano falsamente documentato lavori milionari di riqualificazione su 22 condomìni situati in varie province italiane.
I dati degli immobili, realmente esistenti e già oggetto di veri interventi
da parte di ditte del tutto estranee alla vicenda, venivano utilizzati all’insaputa di proprietari e amministratori.
La presunta rete criminale faceva capo ad alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reclutare i prestanome a cui intestare le società. Il ruolo chiave nel braccio operativo della truffa era però affidato a due professionisti della provincia di Chieti, tra cui appunto il lancianese.
L’uomo, pensionato, potrebbe essere stato derubato dell’identità digitale,
poi utilizzata per commettere la frode, sulla quale stava già indagando la Compagnia della Guardia di Finanza di Lanciano. La sua posizione è da chiarire.
Entrambi abilitati ai canali telematici dell’Agenzia delle Entrate, i due abruzzesi avrebbero inserito
oltre 2.000 comunicazioni sulla piattaforma “cessione crediti”,
dietro compenso per ogni pratica, generando i crediti fasulli poi destinati alla monetizzazione o alla compensazione di debiti reali. Il tempestivo intervento della magistratura ha evitato un danno irreversibile per l’Erario. Nella sola giornata da record del 27 febbraio, hanno rivelato gli investigatori in conferenza stampa, uno dei due intermediari ha trasmesso 175 comunicazioni di cessione per fittizi crediti pari a 98 milioni di euro.
I dodici indagati devono rispondere di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, emissione di fatture false, riciclaggio e autoriciclaggio.
