Città del Vaticano, 24 febbraio 2015 – La sincerità di papa Bergoglio “è per alcuni addirittura spiazzante: le sue dichiarazioni spontanee su temi delicati che riguardano la morale personale e sociale o il bisogno di riforma della Chiesa, non sono certamente frutto di calcolo interessato, e nemmeno di una strategia pastorale. Papa Francesco si mostra per quello che è e sempre è stato, senza star a misurare gli effetti di ciò che dice sul possibile ritorno d’immagine per sé o per la comunità cattolica”.
L’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte analizza sull’Osservatore Romano la “rivoluzione comunicativa” del Papa argentino, quella delle “piccole parole per dire cose grandi”. Il fine teologo indica “tre elementi” che entrano in gioco nel modo di essere e di comunicare di papa Francesco, “tali da fargli raggiungere ampiamente e in profondità il cuore di tutti: il linguaggio del suo stile di vita; la forza di un vocabolario nuovo; e la capacità di sorprendere”. “Papa Francesco parla anzitutto con la sincerità, la semplicità e la sobrietà del suo stile di vita”, spiega. Un secondo tratto che rende particolarmente accessibile e amato il Papa argentino è, secondo mons. Forte, “la semplicità del suo comunicare: la preferenza per il parlare a braccio, da lui tanto spesso dimostrata, non è semplicismo, ma espressione della volontà di raggiungere coloro cui si dirige in maniera al tempo stesso diretta, essenziale e profonda”. E anche grazie al suo italiano – la sua lingua sin dall’infanzia (la lingua della nonna) – unito all’amatissimo spagnolo ‘porteño’, il risultato è quello di chi “si è allenato a dire le cose grandi in modo umile e comprensibile a tutti”. “Va sottolineato che la semplicità comunicativa di Papa Francesco – osserva mons. Forte – non avrebbe la forza che ha se non fosse abitata da quella sincerità e trasparenza di cui s’è detto prima: solo chi ama la verità e al tempo stesso ama la gente cui proporla è capace di coniugare i due amori in una comunicazione vera, illuminante e contagiosa. Proprio così, la semplicità di Bergoglio diventa un esempio e una scuola per tutti, specialmente per chi è abituato a parlare il ‘politichese’, capace di moltiplicare parole in maniera inversamente proporzionale ai contenuti di verità trasmessi”. “Infine, a colpire tutti è la sobrietà di questo Papa – aggiunge l’arcivescovo-teologo -: egli non solo non ha bisogno di grandi mezzi e di forme appariscenti, ma rifugge con convinzione da tutto ciò che sembra esaltare il potere secondo la logica di questo mondo, per privilegiare ciò che dice carità, prossimità e servizio”.
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