Il peperone dolce di Altino diventa modello di biodiversità a Osaka Expo 2025.
Uno studio del GSSI dell’Aquila ha portato in Giappone gli esempi virtuosi di sviluppo rurale sostenibile.
All’EXPO 2025 di Osaka, in Giappone, le coltivazioni tradizionali abruzzesi sono state presentate come esempi virtuosi di biodiversità, resilienza climatica e sviluppo rurale sostenibile, evidenziando il ruolo dell’agricoltura tradizionale nel rafforzare l’identità delle comunità locali.
Fabiano Compagnucci, ricercatore in Economia Regionale al GSSI, è intervenuto durante un workshop ospitato nel Padiglione Italia, illustrando un più ampio progetto di ricerca condotto insieme a Paolo Veneri, professore di Politica Economica e direttore dell’area di Scienze Sociali del GSSI.
Tra le coltivazioni abruzzesi presentate figuravano il Peperone Dolce di Altino e due vitigni antichi di Gessopalena.
Il Peperone Dolce di Altino-Oasi di Serranella, conosciuto localmente come “a cocce capammonte” (l’unico che cresce con la testa rivolta verso l’alto), racconta una storia di migrazione, integrazione e recupero dell’identità locale.
«Spesso si parla di identità in termini statici, ma l’identità è un concetto dinamico»,
spiega Compagnucci. «Questo si riflette nel Peperone Dolce di Altino, che non è autoctono della regione: ha origine nei Balcani ed è stato introdotto in Abruzzo nel XV secolo».
Grazie allo sforzo collettivo di questa comunità, in provincia di Chieti, la produzione, un tempo ridotta a poche centinaia di chilogrammi, è ora quadruplicata.
Oggi il peperone è utilizzato nelle cucine dei ristoranti stellati Michelin di Roma e Milano.
È anche il fulcro di uno degli eventi annuali più amati di Altino: il Palio Culinario, una rassegna culinaria che si tiene ad agosto, dove i quartieri si sfidano con ricette tradizionali a base di peperone, ispirate alla tradizione delle donne del posto.
