
“Nessuna pubblica smentita vi è stata dopo il mio comunicato né da parte del gruppo Toto né dell’editore – scrive Acerbo -. Nessuna forza politica e sociale ha preso posizione e anche l’informazione regionale è stata distratta quando non ha ignorato una notizia che dovrebbe suscitare a dir poco preoccupazione. Evidentemente in Abruzzo al conflitto di interessi e all’intreccio affari-politica ci si è talmente abituati e l’assuefazione è tale che l’acquisto del Centro da parte di Toto non suscita particolare agitazione”.
“Il servizio del quotidiano diretto da Marco Travaglio evidenzia molto bene il quadro da terzo mondo che si va delineando in Abruzzo – prosegue Acerbo – una sorta di berlusconismo all’arrosticino: il principale gruppo nel settore dei lavori pubblici e delle infrastrutture che già può contare sul proprio uomo “di famiglia” alla guida della Regione e del partito di governo che assume direttamente il controllo del principale quotidiano amplificando enormemente il suo già fortissimo potere di condizionamento delle scelte pubbliche. La circostanza che questo gruppo è titolare della concessione delle autostrade che collegano l’Abruzzo a Roma e che sono in ballo mega-progetti da 5,7 mld. di euro (ma non si tratta dell’unico intervento e progetto targato Toto in Abruzzo) di per sé dovrebbe indurre a uno stop all’operazione e si pone analogo problema per altri editori che siano portatori di conflitti d’interesse sul piano locale”.
“L’inchiesta del Fatto evidenzia – conclude Acerbo nella sua nota – anche l’enorme impatto ambientale di un progetto autostradale che ci chiama a costruire in Abruzzo un’opposizione sociale pari a quella con cui abbiamo fermato il terzo traforo del Gran Sasso, il Centro oli e Ombrina”.
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