Una reazione disperata ad una minaccia.
«Ho agito per legittima difesa».
Sono queste le poche, pesanti parole che Antonio Sciorilli ha affidato al Gip durante l’udienza di convalida dell’arresto, in tribunale a Vasto, nel tentativo di dare un senso a un orrore che ha lasciato la città senza respiro.
Il funzionario legale della Asl, accusato di aver ucciso il figlio ventunenne Andrea con tre colpi d’ascia, ha rotto il silenzio in tribunale per cristallizzare quella che è la sua verità:
una reazione disperata a una minaccia immediata.
Accompagnato dagli avvocati Alessandro Orlando e Massimiliano Baccalà, il cinquantaduenne ha scelto la via del silenzio parziale.
Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, ha voluto comunque rilasciare dichiarazioni spontanee per ribadire la tesi dell’eccesso di difesa: la tragedia sarebbe scattata domenica mattina quando il ragazzo, armato di un coltello a serramanico, avrebbe affrontato il padre tra le mura di casa.
Un culmine drammatico che arriva dopo anni di tensioni sotterranee, tra denunce per codice rosso poi ritirate e il rifiuto di Andrea di seguire quel futuro già scritto dal genitore, che lo avrebbe voluto istruttore amministrativo a Piacenza.
Al termine del colloquio, i legali hanno chiesto la revoca della misura cautelare in carcere o, in alternativa, una misura meno afflittiva come i domiciliari.
Ora la parola passa al giudice del Tribunale, la cui decisione è attesa a stretto giro, mentre la città del Vasto attende di capire
se quel gesto estremo potrà essere riqualificato sotto una luce diversa.

