Il caso.
Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani
ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’appello del capoluogo umbro nel processo bis di secondo grado per la tragedia dell’hotel Rigopiano, dove il 18 gennaio del 2017 morirono 29 persone
a causa di una valanga che distrusse il resort di Farindola.
L’impugnazione, articolata in 21 pagine, si concentra in particolare su tre punti: la posizione dell’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, quella del tecnico comunale Enrico Colangeli e il calcolo dei termini di prescrizione.
Sul primo punto, il procuratore generale contesta l’esclusione della responsabilità di Lacchetta.
Secondo il ricorso, anche in assenza della Carta di localizzazione del pericolo valanghe il sindaco era titolare di autonomi obblighi di prevenzione e intervento,
in qualità di garante della pubblica incolumità.
La seconda contestazione riguarda l’assoluzione di Colangeli, all’epoca funzionario dell’ufficio tecnico comunale. Per il procuratore generale, anche il tecnico aveva una posizione di garanzia derivante dal Testo unico degli enti locali e dalla legge regionale. Il suo ruolo comprendeva inoltre la partecipazione alla commissione comunale per la prevenzione del rischio valanghe.
Il terzo punto investe tutti gli imputati e riguarda la prescrizione.
Sottani, in particolare, nel ricorso propone una diversa e costituzionalmente orientata interpretazione dell’articolo 157 del codice penale, affinché il raddoppio dei termini sia applicato anche all’omicidio colposo plurimo e non come attualmente previsto per il solo disastro colposo.
Secondo i legali delle famiglie delle vittime,
il ricorso impedisce di far calare il sipario sulle responsabilità di questa immane tragedia.

