La filiera ortofrutticola italiana paga ogni giorno di più lo sciopero dei Tir: il blocco degli autotrasportatori, in protesta contro il caro carburanti. Si stimano già centinaia di milioni di euro di danni e migliaia di tonnellate di prodotto rischiano di andare perse. Frutta e verdura restano ferme nei campi e nei magazzini e i mercati all’ingrosso faticano a rifornirsi. Il governo ha annunciato degli interventi, ma il quadro continua a peggiorare, soprattutto nelle regioni del Sud (fonte: Fruitbook Magazine).
Gli effetti si vedono anche in Abruzzo, dove nei supermercati gli scaffali dell’ortofrutta sono semivuoti. Reggono invece i venditori al dettaglio, che puntano sui prodotti locali, sugli acquisti a chilometro zero e sugli ortaggi di qualità della Conca del Fucino.
La scelta però si riduce giorno dopo giorno. Mancano soprattutto i prodotti calabresi e siciliani, fermi ormai da giorni per il blocco: uva, agrumi e kiwi cominciano a scarseggiare. Per il momento, comunque, si tira avanti.
L’allarme intanto cresce, e lo sciopero dei Tir si fa sentire anche sull’industria: il blocco ha fermato anche Stellantis. Fruitimprese, Fedagromercati-Confcommercio e Legacoop Agroalimentare hanno preso posizione con tre interventi che vanno nella stessa direzione: la circolazione delle merci va ripristinata al più presto. Non ci sono solo le perdite immediate. Le associazioni temono di compromettere i rapporti commerciali con la distribuzione italiana ed estera e di avvantaggiare la concorrenza internazionale.
