Prima udienza a gennaio 2026, Emiliano dovrà difendersi dall’accusa di aver aiutato o istigato Andrea a togliersi la vita.
Sarà processato dalla Corte d’Assise di Perugia il diciottenne romano Emiliano Volpe, accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, lo studente universitario di 19 anni, originario di Lanciano, il cui corpo fu trovato senza vita lo scorso 29 gennaio in un bed and breakfast del capoluogo umbro.
Accogliendo la richiesta della Procura, il Giudice per le udienze preliminari ha disposto il giudizio immediato.
La prima udienza è stata fissata per il prossimo 22 gennaio.
In tribunale oggi era presente anche il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, che seguì fin dall’inizio la vicenda dai contorni inquietanti, cercando di fare luce il prima possibile sull’accaduto.
Agli atti anche il video della chat di Telegram, in cui appaiono gli ultimi istanti di vita di Andrea.
La difesa non ha avanzato alcuna nuova ipotesi di patteggiamento.
Un precedente accordo, che prevedeva due anni e mezzo di reclusione da scontare ai lavori di pubblica utilità, era stato rigettato dal giudice perché ritenuto non congruo.
Secondo l’accusa, Volpe aveva instaurato un rapporto confidenziale online con Prospero, che manifestava un profondo malessere e l’idea di suicidarsi. Quindi, lo avrebbe incoraggiato o agevolato, anche indicando modalità specifiche per togliersi la vita.
L’imputato non era presente in aula.
C’erano invece i genitori papà Michele e mamma Teresa, e il fratello maggiore Matteo e la sorella gemella di Andrea, Anna, costituitisi parte civile.
L’avvocato della difesa, Alessandro Ricci, non ha escluso di poter riproporre un’ipotesi di patteggiamento durante il dibattimento.
I legali di parte civile, gli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli, hanno accolto l’esito come atteso, sottolineando che la decisione del GUP non lasciava spazio ad altre soluzioni.
Il padre di Andrea, Michele Prospero, ha dichiarato al termine dell’udienza:
“Ci aspettiamo una pena giusta. Non chiediamo vendetta, ma giustizia. Sarà il giudice a stabilire quale sia corretta”.

