[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=W8GW2xuxNQk[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 4 febbraio 2016. Furti di rame: i carabinieri di Pescara hanno sgominato una banda composta da vari gruppi di rumeni autori di furti e da italiani che ricettavano la merce rubata in due ditte di smaltimento rifiuti nel Chietino. Emesse 25 ordinanze di custodia cautelare in carcere, una decina gli indagati ancora ricercati in Romania.
I carabinieri hanno sgominato un agguerrito gruppo autore di furti di rame: venticinque misure di custodia cautelare emesse dalla procura di Pescara nei confronti di soggetti italiani e romeni indagati per i reati di ricettazione ed associazione per delinquere, nell’ambito dell’operazione, denominata ‘Red Coffee’. I dettagli sono stati illustrati in conferenza stampa dal comandante provinciale dei Carabinieri di Pescara, colonnello Paolo Piccinelli, assieme al capitano della locale Compagnia, Claudio Scarponi, e al tenente Antonio Di Dalmazi.
Indagini complesse avviate a febbraio 2015 e condotte anche con intercettazioni telefoniche e video ambientali, che hanno permesso di individuare i responsabili dei furti commessi ai danni di aziende, di abitazioni e talvolta di infrastrutture con danni a volte ben oltre il valore di quanto asportato. Ricostruita l’intera filiera criminale: dalla consumazione del furto il rame veniva ricettato attraverso due società di smaltimento rifiuti che, dopo averlo trattato, lo reimmettevano in commercio. Nell’operaizone sono stati coinvolti oltre cento carabinieri delle province di Pescara, Chieti, Teramo, Foggia, Ascoli Piceno e Pesaro. La banda era suddivisa in cinque gruppi, denominati batterie, erano tutti rumeni gli autori di furti in aziende ed abitazioni nelle regioni coinvolte. Alcune decine gli episodi ricostruiti. Il materiale rubato veniva poi trattato da un gruppo di italiani, punto di collegamento tra le diverse bande, che si occupavano della ricettazione, della trasformazione e del riciclaggio, attraverso due società di smaltimento di rifiuti, nel Chietino, che, per mezzo di un ‘mulino’, polverizzavano il metallo e lo reimmettevano illecitamente sul mercato. Prima di finire nelle due ditte la merce veniva stoccata in un capannone, sempre nel Chietino. A giugno l’intervento dei Carabinieri nelle ditte, nell’ambito di un blitz condotto insieme ai militari del Noe. Più di 30, nel complesso, le tonnellate di rame recuperato durante l’indagine, per un valore di circa 200 mila euro, oltre ai danni commessi ad aziende e infrastrutture, spesso superiori al valore della refurtiva. In un caso, ad esempio, sono stati rubati cinque chilometri di cavi dell’alta tensione, vicino Casoli nel Chietino, e in un altro sono state portate via le grondaie del cimitero ad Ortona dei Marsi, nell’Aquilano.
Nel corso delle indagini 18 persone sono state arrestate in flagranza di reato, riducendo drasticamente i furti di rame sul territorio, tanto che il capo dell’organizzazione ha incitato i ‘superstiti’ a commettere nuovi reati, aumentando il prezzo di acquisto. Contestualmente agli arresti il gip del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, su richiesta del pm Andrea Papalia, ha emesso anche un decreto di sequestro dei capannoni e di 27 mezzi tra automobili, camion e rimorchi intestati alle due società, per un valore totale di circa ottocentomila euro.
C’e’ anche un caporal maggiore dell’Esercito Italiano, di origini abruzzesi e in servizio a Pesaro, tra gli arrestati dell’operazione ‘Red Coffee’ dei carabinieri di Pescara, che hanno sgominato una gang italo-romena dedita al furto di rame. L’uomo, che e’ agli arresti domiciliari, era il proprietario del deposito del Chietino in cui i ladri stoccavano la refurtiva dopo i colpi. Nello specifico, sono quindici le persone rintracciate, altre dieci hanno lasciato l’Italia ed e’ stata, quindi, richiesta l’internazionalizzazione della misura. Tra gli arrestati finiti in carcere: Giuseppe Salvatore, 41 anni, nato a Pescara e residente a Francavilla al Mare (Chieti), considerato il ‘deus ex machina’ dell’organizzazione; Rocco Sanvitale, 38 anni, originario di Guardiagrele e residente a Torrevecchia Teatina (Chieti), Vasile Mustafa, 41 anni, Cristian Gherman, 30 anni, Ionut Sorin Pipi, 24 anni, Mihaita Hristu, 34 anni, Marian Hristu, 27 anni, Catalin Groza, 26 anni, Anghel Niculae, 42 anni, Iancu-Gabi Laktos, 25 anni, Cristi Vaduva, 32 anni, Claudiu Bojin, 36 anni, Cristian Memet 39 anni. Nello specifico, Cristian Memet, gia’ conosciuto dalle forze dell’ordine, ricettava tutta la merce diversa dal rame. Nei pressi della zona in cui abitava, nell’area di via Tiburtina a Pescara, e’ in corso da parte dei carabinieri, in collaborazione con i militari del Noe, la bonifica ed il sequestro del terreno, di circa 200 metri quadrati, utilizzato come discarica. Tra i colpi messi a segno il furto di cinque chilometri di cavi dell’alta tensione a Casoli (Chieti) e delle grondaie del cimitero di Ortona dei Marsi (L’Aquila).
“Ci auguriamo di aver inferto un duro colpo al fenomeno dei furti di rame – ha detto in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, il colonnello Paolo Piccinelli -. Abbiamo perseguito non una ma cinque ‘batterie’ dedite al furto sicuramente del rame, ma anche a colpi nelle abitazioni, nei garage e nei negozi”.
“Abbiamo ricostruito l’intera filiera – hanno evidenziato il comandante dei carabinieri della Compagnia di Pescara, Claudio Scarponi, e il tenente Antonio Di Dalmazi – e azzerato l’organizzazione. Le bande rubavano tutto cio’ che trovavano, dai semplici cavi per computer, fino alle merendine contenute nei distributori automatici, per arrivare al rame presente nelle grandi infrastrutture”.
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