Divieto di dimora per sei mesi.
Primo giorno di interrogatori in tribunale, a Lanciano,
per i protagonisti della violenta faida rom del 27 giugno scorso, nel quartiere Santa Rita.
Questa mattina sono stati sentiti i componenti della famiglia Guarnieri, destinatari di cinque dei sei divieti di dimora emessi dal Giudice per le indagini preliminari, che impediscono loro di accedere a Lanciano e in tutti i comuni della provincia di Chieti.
L’accusa per tutti gli indagati è pesante: rissa aggravata dall’uso di armi improprie, tra cui bastoni e un martello, reato che ha destato notevole allarme sociale.
Assistiti dal legale di fiducia, l’avvocato Vincenzo Menicucci, gli indagati si sono confrontati con il Gip.
Il capofamiglia Gaetano Guarnieri ha risposto alle domande poste dal magistrato, fornendo la propria versione dei fatti, mentre gli altri quattro uomini del nucleo familiare hanno preferito rendere dichiarazioni spontanee. L’obiettivo degli inquirenti rimane quello di ricostruire con precisione le singole responsabilità in merito alla rissa dello scorso 27 giugno, quando, in via Sigismondi, si scatenò il violento scontro tra i Guarnieri e la famiglia rivale dei De Rosa.
Durante la zuffa, una donna appartenente alla fazione avversa venne investita da un’auto,
episodio che ha segnato il momento di massima tensione della faida.
L’avvocato Menicucci ha chiesto la modifica della misura cautelare, il gip si è riservato la decisione.
Gli interrogatori proseguiranno nella giornata di domani, quando sarà il turno dei componenti della famiglia rom De Rosa. Gli esponenti di quest’ultimo nucleo, difesi dall’avvocato Alberto Paone, avranno l’opportunità di rispondere alle accuse per chiarire il proprio ruolo nelle dinamiche che hanno destabilizzato il popoloso quartiere lancianese,
da tempo sotto la lente d’ingrandimento delle autorità per la sicurezza pubblica.
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