La lettera integrale.
“Qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi”,
scriveva agli inizi del secolo scorso John Muir, pioniere americano della conservazione della natura.
Gli alberi abbattuti sono l’ennesima conseguenza dell’assenza di una vera politica per il verde urbano
Come Nuovo Senso Civico, condanniamo quanto accaduto in via Rosato, ma riteniamo doveroso fare una riflessione più ampia.
È probabile che l’abbattimento degli otto tigli rientrasse in un progetto regolarmente approvato. Tuttavia, anche qualora fosse così, emerge, oltre ad una ovvia mancanza di sensibilità, un ottuso pragmatismo. Se proprio l’intervento era inevitabile (come nelle tragedie greche) sarebbe stato più ipocritamente furbo effettuarlo in autunno, a rami ormai spogli, consentendo ai cittadini di beneficiare per l’ultima estate dell’ombra, del fresco e di tutti i vantaggi che gli alberi offrono, probabilmente riducendo la valanga di disappunto che il taglio degli otto tigli ha suscitato nella maggior parte dei cittadini lancianesi di sinistra, di centro e di destra.
Una cosa, però, è certa, si progetta senza tener conto dell’esistente. In fase di autorizzazione al privato si sarebbe potuto chiedere di arretrare la costruzione dei metri necessari alla realizzazione dei servizi, che tra l’altro sono propedeutici anche all’intervento privato. Si sa, il privato fa i propri interessi, è il pubblico che deve difendere l’interesse generale.
RIQUALIFICAZIONE DEL VERDE PUBBLICO
Prendendo spunto proprio da questo episodio, vogliamo però denunciare un problema ben più grande: a Lanciano manca un vero progetto di riqualificazione del verde urbano.
Serve una strategia capace di rendere la città più verde, non soltanto per ragioni estetiche o per il valore aggiunto che il verde produce anche sul patrimonio immobiliare, ma soprattutto per migliorare la qualità della vita dei cittadini. È questa la direzione verso cui si stanno muovendo le città più moderne del mondo, seguendo indicazioni ormai consolidate della comunità scientifica.
GESTIONE DEL PATRIMONIO ARBOREO
È vero che in molti punti della città le radici degli alberi hanno danneggiato i marciapiedi, rendendoli difficili e, in alcuni casi, impossibili da utilizzare per le persone con disabilità, per gli anziani o per chi accompagna un bambino in carrozzina. Ma anche questo è il risultato di decenni di cattiva programmazione.
Troppo spesso sono state piantate specie non adatte al contesto urbano e, soprattutto, gli alberi sono stati sottoposti a potature eseguite senza criteri scientifici, da personale non adeguatamente formato. Le capitozzature, oltre a compromettere la salute delle piante, ne aumentano la pericolosità, trasformandole negli anni in un rischio per pedoni e automobilisti.
A tal proposito, numerosi studi scientifici evidenziano gli effetti negativi di questa pratica.
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Ad esempio, l’International Society of Arboriculture (ISA) spiega chiaramente perché la capitozzatura danneggia gravemente gli alberi e ne riduce la stabilità.
A Lanciano qualcosa, negli ultimi tempi, è leggermente migliorato, ma siamo ancora molto lontani da una gestione realmente professionale del patrimonio arboreo.
La responsabilità non appartiene soltanto all’attuale amministrazione.
Tutte quelle che si sono succedute negli ultimi decenni, salvo qualche sporadica eccezione, hanno dimostrato scarsa sensibilità e insufficiente capacità progettuale su questo tema.
Non è mai mancata, invece, una certa propensione alla cementificazione ed al conseguente consumo di suolo. La costruzione di nuove abitazioni (se sostenibili dal punto di vista ambientale per riduzione di emissioni) dovrebbe sempre essere compatibile con uno sviluppo armonico della città. Il problema è la totale assenza di integrazione tra edificato e verde pubblico e privato, come invece avviene in molte città italiane.
Occorrono piani regolatori che si sovrappongano:
il piano del cosiddetto “grigio” (gli edifici e le infrastrutture), il piano del verde e il piano dei sottoservizi. Quest’ultimo, ad esempio, è fondamentale. Se si posa la fibra fino a 80 cm di profondità, a ridosso degli alberi, si compromette irrimediabilmente la vita e il benessere delle piante. La fibra deve passare in un’area della strada che non danneggi gli alberi e non dove è più comodo per la società che realizza l’infrastruttura.
A Lanciano abbiamo un piano del verde urbano, pur stilato da ottimi professionisti, ormai obsoleto rispetto alle nuove linee guida scientifiche, che va riscritto al più presto.
CASI POSITIVI ED ESEMPI NEGATIVI
Esistono casi virtuosi. Nel Comune di Faenza, ad esempio, i nuovi interventi edilizi privati devono destinare una quota dell’area alla messa a dimora di alberi, in caso contrario, non vengono rilasciati i necessari titoli edilizi e, successivamente, l’agibilità degli immobili. Questo principio è contenuto negli strumenti urbanistici comunali, come il Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE), consultabile sul sito istituzionale del Comune di Faenza.
È la dimostrazione che sviluppo urbano e tutela del verde possono convivere.
Emblematica è la situazione a Lanciano di Piazza D’Amico: il più grande parcheggio del centro cittadino è una vasta distesa di asfalto che potrebbe trasformarsi in un grande spazio alberato, capace di creare un vero polmone verde e di offrire ombra alle centinaia di automobili che vi sostano ogni giorno.
Altrettanto significativo è il cosiddetto Parco delle Rose, un nome che richiama l’idea di un giardino rigoglioso ma che, nella realtà, rappresenta il paradosso di un parco quasi privo di alberi.
RIPARTIAMO DAI TIGLI
Ci auguriamo che il sacrificio di questi tigli, che da circa cinquant’anni facevano parte del paesaggio urbano della città, non sia stato inutile e rappresenti finalmente l’occasione per cambiare passo.
I cittadini hanno dimostrato di essere più maturi di chi li amministra.
L’ambiente non è di una parte politica, lo testimonia l’indignazione trasversale che in queste ore ha invaso il web. È da quella sensibilità diffusa che la politica dovrebbe ripartire per costruire una città più vivibile, più sostenibile e più rispettosa del proprio patrimonio verde.
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