[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=hEupUGvPSMY[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 16 luglio 2015. Trent’anni di reclusione è la pena inflitta dal Tribunale di Pescara a Vincenzo Gagliardi, accusato di omicidio volontario premeditato dell’ingegnere informatico di Montesilvano, Carlo Pavone.
Era presenta in aula, Vincenzo Gagliardi, per la lettura della sentenza di primo grado, con il rito abbreviato, emessa dal Tribunale di Pescara che lo ha condannato a 30 anni di carcere con l’accusa di omicidio volontario premeditato. L’uomo, dipendente delle Poste, è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio dell’ingegnere informatico Carlo Pavone, ucciso sotto casa, a Montesilvano, la sera del 30 ottobre, mentre si recava a gettare la spazzatura. L’uomo fu raggiunto da un colpo alla testa sparato con un fucile Flobert. L’ingegnere morì in ospedale il 16 novembre, dopo un anno di coma. Secondo l’accusa, il movente dell’omicidio sarebbe da ricercare nella relazione sentimentale tra Gagliardi e la moglie di Pavone, della quale la vittima era a conoscenza. Davanti al Gup, Gagliardi si è sempre professato innocente. Amavo Raffaella, ha dichiarato, dopo la separazione saremmo andati a vivere insieme. Non avrei potuto uccidere il padre dei suoi figli.
Per l’accusa, invece, “Pavone era diventato un problema che si frapponeva al coronamento della storia in corso tra i due”. Ad inchiodare Gagliardi la polvere da sparo rinvenuta sugli indumenti e le ricerche che l’imputato ha svolto su internet sulla distanza che risulta letale per l’esplosione di un colpo di fucile Flobert e sul modo in cui reperire le armi.
Oltre alla sentenza di condanna, il giudice ha fissato una provvisionale di 50 mila euro a testa per i fratelli e la madre di Carlo Pavone e di 100 mila euro a testa per i due figli della vittima. L’importo definitivo dei risarcimenti sarà definito in sede civile.
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