La notizia.
Pescherecci di nuovo in mare, dopo giorni di fermo
per protestare contro il caro gasolio e una crisi che sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese di pesca.
La mobilitazione ha coinvolto i porti abruzzesi, da Giulianova a Pescara e Vasto, insieme alle altre marinerie d’Italia.
All’alba di lunedì 26 ottobre lo sciopero è stato però interrotto:
decisione necessaria per armatori ed equipaggi che, privi di risorse e guadagni immediati, non possono andare avanti.
Se il Governo non dovesse intervenire con provvedimenti a sostegno del settore non si esclude una nuova mobilitazione, con pescherecci di nuovo in porto.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il prezzo del gasolio, ma i problemi vengono da lontano. Un anno fa la situazione era già complicata, oggi è diventato difficile andare avanti.
Prima il carburante costava tra 60 e 70 centesimi al litro, adesso ha superato 1,20 euro
lamentano i pescatori.
Sono aumentati anche i costi dei trasporti, quelli fiscali per gli equipaggi, delle reti e delle attrezzature. Le spese crescono, ma gli incassi non aumentano allo stesso ritmo e i margini si sono dimezzati.
Un peschereccio a strascico di medie dimensioni consuma tra 1.200 e 1.500 litri di gasolio al giorno: circa 2 mila euro soltanto per il carburante. Ci sono giornate in cui il valore del pesce venduto all’asta non basta nemmeno a coprire questa spesa.
In molti casi il gasolio assorbe dall’80 al 90% dell’incasso, lasciando pochissimo per la manutenzione, le altre spese e le paghe dell’equipaggio.
Marineria con le spalle al muro,
di nuovo in mare per necessità, ma non per convinzione.
In un futuro incerto.


