Streaming illegale da un milione di Euro al mese.
C’è anche Lanciano tra i centri finiti nel mirino della maxi-operazione internazionale contro il cybercrime e la pirateria audiovisiva denominata “Switch Off”.
Gli uomini della Polizia Postale hanno eseguito perquisizioni nella città frentana, nell’ambito di una inchiesta coordinata dalla Procura Distrettuale di Catania,
che ha smantellato un colossale impero dello streaming illegale.
Un giro d’affari da un milione al mese.
L’indagine, nata un anno fa come costola della precedente operazione “Taken Down”, ha svelato l’esistenza di un sodalizio criminale transnazionale composto da 31 indagati.
Il gruppo gestiva un’infrastruttura tecnologica complessa, capace di servire milioni di utenti in tutto il mondo, offrendo illegalmente i contenuti delle principali piattaforme come Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix e Disney+.
Il costo per l’utente finale? Un abbonamento “pirata” da appena 10-12 euro al mese.
Una cifra irrisoria per i clienti, ma che garantiva ai vertici dell’organizzazione un fatturato illegale stimato in almeno un milione di euro al mese, spesso ripulito attraverso transazioni in criptovalute.
Ecco i numeri dell’operazione
L’operazione ha colpito duramente la rete di distribuzione:
Oscurati oltre 100.000 utenti finali solo in Italia (milioni nel mondo).
Sequestrate tre grandi piattaforme IPTV: iptvItalia, migliorIptv e DarkTv.
Bloccati 1.000 rivenditori italiani.
Individuata una sim-farm a Napoli con oltre 200 schede telefoniche e decine di smartphone pronti all’uso.
Le perquisizioni, oltre che a Lanciano, hanno interessato numerose città italiane (tra cui Napoli, Palermo e Messina) e diversi Stati esteri.
Grazie alla collaborazione con Eurojust, Europol e Interpol, sono stati individuati terminali dell’organizzazione in Regno Unito, Spagna, Romania (dove è stata smantellata la rilevante IPTV proEuropaTV), Kosovo, Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi.
Le accuse per gli indagati sono pesantissime:
si va dalla diffusione abusiva di palinsesti televisivi all’accesso abusivo a sistemi informatici, fino alla frode, al riciclaggio e alla intestazione fittizia di beni.
