[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=9ih_7iHMm70[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 19 ottobre 2015. L’Aquila: sono stati notificati i primi avvisi di garanzia ai 37 indagati per il crollo di un balcone in uno degli alloggi antisismici del progetto Case, realizzati dopo il sisma del 2009. Le accuse a vario titolo sono di crollo colposo e truffa in pubbliche forniture.
Dopo oltre un anno di indagini, accertamenti e laboriose consulenze tecniche la Procura della Repubblica di L’Aquila ha chiuso le indagini preliminari dopo il crollo di un balcone nel progetto Case (alloggi antisismici provvisori edificati nel post terremoto) di Cese di Preturo, frazione ovest del capoluogo di regione. Gli indagati sono in tutto 37 tra progettisti, direttori dei lavori, componenti di commissioni e rappresentanti di società. L’operazione, condotta dagli agenti della Forestale, del Nipaf e della sezione di Polizia giudiziaria in servizio presso la Procura, ha portato al sequestro di 800 balconi in 494 appartamenti (su un totale di 4.500) sparsi nelle 19 new town, che hanno ospitato oltre 16 mila sfollati e che ancora oggi danno ricovero a diverse migliaia di cittadini. Le accuse a vario titolo sono di crollo colposo, truffa in pubbliche forniture e una serie di falsi. Dalle indagini è emerso che gli indagati, a vario titolo, avrebbero falsamente attestato i vari certificati statici di collaudo e la conformità delle opere secondo legge. Contestazioni sono state sollevate anche in ordine alla tipologia e qualità dei materiali, privi anche questi delle certificazioni. In alcuni casi è stata riscontrata la mancanza di collante e sostanze che avrebbero dovuto garantire la resistenza nel tempo e dunque la resistenza del legno che, invece, in sede di incidente probatorio era stato trovato con una evidente marcescenza. Gli indagati, sempre a vario titolo, avrebbero indotto in errore la presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della Protezione civile – che avrebbe così erogato una somma superiore ai 18 milioni di euro. Agli indagati i pubblici ministeri Cardella e D’Avolio avrebbero anche contestato di avere agito approfittando delle situazione di necessità degli sfollati e ai pubblici ufficiali di aver commesso il fatto con abuso di potere.
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