Nuovo modello nel 2029.
Il futuro dello stabilimento Stellantis di Atessa oscilla tra certezze produttive e persistenti incertezze di mercato.
L’ultimo incontro nazionale a Roma ha confermato gli investimenti per la produzione dei veicoli commerciali elettrici (e-van) in Val di Sangro,
con un nuovo modello previsto per il 2029.
Si tratta di un riconoscimento fondamentale per il polo abruzzese che, come ricorda il coordinatore Uilm Nicola Manzi, ha trainato il gruppo nel 2025
garantendo il 43,71% dell’intera produzione di Stellantis in Italia.
Nonostante la centralità strategica della ex Sevel, i sindacati mantengono alta la guardia in vista del tavolo automotive convocato dal Governo per il prossimo 14 luglio.
Amedeo Nanni, segretario generale Fim Cisl Abruzzo Molise, evidenzia come l’atteggiamento attendista dell’azienda sul comparto dei veicoli commerciali leggeri rischi di scaricare sui lavoratori il peso delle incertezze normative e di mercato.
Atessa non può permettersi flessioni nei volumi né un indebolimento della sua forza industriale.
La preoccupazione si estende alla vicina Termoli, definita una delle vertenze più delicate del Mezzogiorno dopo lo stop al progetto della Gigafactory. Su questo fronte, i segretari Uilm Davide Sperti e Gianluca Ficco accolgono con sollievo l’arrivo del cambio Edct ma sollecitano una chiara missione incentrata sui motori ibridi.
L’EDCT (acronimo di Electrified Dual-Clutch Transmission, ovvero trasmissione elettrificata a doppia frizione) è un tipo di cambio automatico di ultima generazione progettato specificamente per le auto ibride. In parole semplici, è il “cuore” tecnologico che permette il funzionamento dei motori Mild Hybrid (MHEV) e Plug-in Hybrid, ed è fondamentale nei piani di transizione di Stellantis (che lo produce, tra l’altro, proprio nello stabilimento di Termoli).
La salvaguardia dell’automotive richiede una politica industriale vera.
Le sigle sindacali chiedono a Stellantis responsabilità sociale e sollecitano il Governo a ripristinare il fondo automotive per sostenere le imprese dell’indotto, duramente colpite dalla crisi.
