Parla l’associazione di quartiere.
“Vogliamo un risarcimento a verde pubblico”.
È questo l’appello accorato che giunge dai residenti del quartiere Ferro di Cavallo di Lanciano, ancora sotto choc per il recente abbattimento di otto tigli ultra-cinquantennali in via Rosato. Quei colossi, rigogliosi e sani, garantivano ombra e ossigeno davanti al palazzo postale, unendosi ai cinque esemplari già sacrificati in precedenza per far spazio al cantiere delle tre palazzine in fase di realizzazione.
La cittadinanza ora chiede che l’amministrazione comunale tragga una lezione da questo scempio, pretendendo un risarcimento concreto per il quartiere.
La proposta è chiara: ampliare il parco esistente a ridosso della rotatoria, dove sedici tigli coetanei di quelli ormai “morti e sepolti” offrono ancora frescura e riparo nelle giornate assolate d’estate. Suggeriscono quindi di valutare
l’esproprio di terreni agricoli adiacenti,
inutilizzati, situati lungo il declivio, per estendere l’area verde. Un atto necessario, dicono, per restituire vivibilità a una zona soffocata da un traffico sempre più intenso, dall’aumento esponenziale di abitanti e dalla pressione costante di attività commerciali e scuole.
I residenti chiedono di trasformare la perdita dei 13 alberi in un impegno tangibile per la tutela dell’ambiente urbano e della qualità della vita. L’ing. Antonio Tenaglia è il presidente dell’associazione di quartiere. Gli altri componenti del sodalizio chiedono la riqualificazione a verde della rotatoria, oggi più simile a un canneto, che risale ai tempi del sindaco Nicola Fosco, e maggiore attenzione al traffico intenso soprattutto all’uscita di migliaia di studenti dalle scuole della zona,
“Non c’è mai un vigile urbano”.
Nel frattempo, Polizia locale e Carabinieri Forestale stanno verificando la correttezza dell’intervento in via Rosato dal punto di vista urbanistico e ambientale, con alla mano il regolamento comunale del verde.
I tigli potevano essere abbattuti nel mese di luglio?
