Il caso finisce all’attenzione del Parlamento.
Il cavalcavia di Torre Marino a Lanciano non è più un’infrastruttura, ma il simbolo di un’odissea burocratica che dura da otto anni.
L’onorevole Luciano D’Alfonso interviene con durezza sulla vicenda,
definendo inaccettabile il silenzio delle istituzioni regionali di fronte a 2.922 giorni di chiusura.
Nonostante lo stanziamento di 780 mila euro di fondi pubblici, il cantiere — che doveva chiudersi a marzo 2025 — ha subito un grave cedimento strutturale lo scorso settembre. Da mesi i lavori sono fermi, costringendo i residenti a percorsi tortuosi che trasformano 10 minuti di tragitto in 35 di calvario.
D’Alfonso pone interrogativi cruciali: quali sono le cause del crollo? Chi pagherà i costi extra della variante? Ma soprattutto, chi sorveglia l’opera?
L’ex presidente annuncia un’interpellanza nazionale per rompere l’indifferenza della Regione Abruzzo e garantire ai cittadini frentani una data certa per la riconsegna in sicurezza,
ponendo fine a un isolamento che umilia il territorio.
La lettera del parlamentare abruzzese
I ponti servono a unire, congiungere, a portare e trasportare da un punto A a un punto B, superando l’ostacolo rappresentato da un mare, da un fiume, da un avvallamento del terreno. I ponti servono a costruire comunità, non a dividere vite, storie, necessità. Lo avevano capito negli anni ’50 quando a Lanciano hanno costruito il cavalcavia-ponte di Torre Marino, sembra paradossale non lo si comprenda nel 2026, con una infrastruttura interdetta da otto anni, 2.922 giorni,
un tempo tanto ampio che in Giappone avrebbero costruito 3 aeroporti e 4 stazioni ferroviarie dell’alta velocità.
Merita una doverosa attenzione istituzionale la vicenda di Torre Marino, che oggi vede impegnate solo le 2 mila anime di residenti stanziali, e che rischia di far fuggire i residenti quotidiani, che sono poi quelli che in teoria portano maggiore economia al territorio. Quel cavalcavia in condizioni di normale e usuale percorribilità consentiva di collegare il centro urbano di Lanciano/SS84 Frentana e le contrade di Torre Marino, Santa Maria dei Mesi e Candeloro senza dover circumnavigare zone collinari: un tragitto relativamente breve e diretto di appena 10 minuti in normali condizioni di traffico, fatte salve sporadiche eccezionalità. Senza il ponte l’eccezionalità si è trasformata in consuetudine, moltiplicando, per chi ha la sorte o ha scelto di vivere nelle aree interne del territorio frentano il tempo di raggiungimento del centro urbano fino a 35 minuti, che si spalmano ulteriormente a fronte di condizioni meteorologiche sfavorevoli, di improvvisi guasti o anche incidenti sulla via stradale, che comunque resta più tortuosa e anche meno sicura. Ma 35 minuti non rappresentano più un tempo di vita spendibile accettabile per chi si muove per fare, gestire, decidere e disporre.
Ciò che mi sorprende è che sul punto non riscontro l’attenzione istituzionale dovuta: l’intero problema è caricato, o meglio scaricato, sulle spalle dell’amministrazione comunale lancianese, ma non trovo immagini di pensosi e meditati sopralluoghi delle autorità regionali, non vedo convocazioni affannate e fruttuose di vertici indagatori da parte di chi ha anche la responsabilità di un cantiere su cui ha riversato 780mila euro di soldi pubblici abruzzesi, sento il suono dell’assenza e dell’indifferenza amministrativa su un’opera che doveva essere riconsegnata alla collettività entro marzo 2025, 11 mesi fa, e che paradossalmente a settembre ha subito un cedimento strutturale e cantiere ancora in corso, con una ulteriore fermo lavori che ormai dura da cinque mesi, senza che sia stata avviata la minima verifica
Pongo le domande che stanno proponendo le vittime di quel ponte irrisolto, i cittadini che ogni giorno sono condannati a lunghe trasferte perdendo il proprio prezioso tempo di vita, di studio, di lavoro e di salute:
- È stata accertata la natura del crollo strutturale delle campate del cavalcavia: cosa ha causato il cedimento, quale errore progettuale o realizzativo lo ha generato, esiste una carta d’identità del cantiere e di quello che avrebbe o dovrà prevedere? Chi sorveglia sulle opere da generare e sugli errori e orrori scritti sul curriculum dell’iniziativa?
- Il ritardo del cantiere determinerà un rialzo dei costi di realizzazione per la riparazione del danno già avvenuto? In caso affermativo, il ritardo, con relativa perizia di variante, come si tradurrà in soldoni?
- L’amministrazione comunale non vuole sbilanciarsi sulla stampa e non fornisce date di scadenza contrattuale, come a dire ‘le opere finiscono quando finiscono’. Dice solo che occorreranno almeno 60 giorni, altri due mesi, per il riempimento della strada di sostegno alle campate del cavalcavia. Ma questo nella cantieristica pubblica non si può fare: la realizzazione del cavalcavia di Torre Marino non è come il Natale di Bauli, quando arriva arriva. Vanno lette le carte dove obbligatoriamente il Responsabile unico del procedimento, o il dirigente ai Lavori pubblici, deve aver scritto la data del ricomincio delle opere e delle ruspe e la data di conclusione, che vanno comunicate alla cittadinanza.
- Esiste una penale per quanto accaduto? È stata attivata una polizza risarcitoria per il cedimento delle navate di settembre scorso? È stato quantificato il danno a carico dei cittadini che con ogni probabilità trascorreranno non solo l’ennesima Pasqua senza quel collegamento viario strategico, ma anche l’estate 2026 se non il prossimo Natale a voler essere ottimisti
- Chi si fa garante di quell’opera infrastrutturale? Il Comune di Lanciano? O la Regione Abruzzo che dovrebbe considerare il manufatto come di rilevanza extracomunale?
Trasformerò la vicenda in una vertenza di interesse nazionale, studiando anche un’interpellanza che permetta non solo di puntare l’indice contro chi ha peccato soprattutto di assenza di sorveglianza e di gestione del controllo, ma anche per capire quali siano i punti e i tempi morti della progettualità e della sua realizzazione, per garantire la certezza della riconsegna in sicurezza dell’opera e per colmare quell’assenza di comunicazione istituzionale che i lancianesi stanno sperimentando con colpevole disattenzione della Regione Abruzzo.

