Telemax

Articoli

Vaccini: pasticcio Astrazeneca, governo intenzionato a chiedere l’anticipo delle consegne di Pfizer e Moderna per i richiami

Giugno 15
19:47 2021

Dietrofront De Luca



Vaccini: pasticcio Astrazeneca, governo intenzionato a chiedere l’anticipo delle consegne di Pfizer e Moderna per i richiami. In foto il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo.

Dopo giorni di polemiche seguiti allo stop delle somministrazioni di Astrazeneca a chi ha meno di 60 anni, sono partiti nelle regioni, compresa la Campania con il dietrofront di Vincenzo De Luca, i richiami con Pfizer e Moderna per chi ha avuto la prima dose del farmaco dell’azienda anglo-svedese.

Un cambio in corsa del Piano di vaccinazione, reso possibile anche dalla decisione del Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo di mettere mano alle riserve strategiche per redistribuire le dosi nelle regioni e che potrebbe aprire la strada ad una ipotesi alla quale sta ragionando il governo per mantenere l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge entro la fine di settembre: chiedere l’anticipo di parte delle consegne di Pfizer e Moderna previste per il terzo trimestre.

Regioni: comunicazione convulsiva

Le Regioni si vedranno giovedì, all’ordine del giorno ci sono questioni ordinarie ma è probabile che si torni sul tema. Anche perché, lo dice lo stesso presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga, i presidenti non ci stanno a passare per i responsabili del caos.

“Non sono le Regioni ad andare in ordine sparso, c’è stata molta confusione da parte degli organismi regolatori” sottolinea, ricordando che sono loro ad aver indicato Astrazeneca prima per gli under 55, poi per tutti e infine solo per gli over 60. “Mi preoccupa questa comunicazione convulsa che rischia di danneggiare la campagna vaccinale”.

Dietrofront di De Luca

La retromarcia di De Luca però è netta dopo gli annunci di domenica e riguarda non solo il mix di vaccini: il presidente della Campania aveva sostenuto che non avrebbe più somministrato a nessuno sia Astrazeneca sia Johnson & Johnson mentre oggi dice che non verranno somministrati al di sotto degli under 60, esattamente quanto raccomandato. Un dietrofront sul quale ha pesato anche la lettera di risposta che il ministero della Salute ha inviato alla sua “nota tecnica”.

“I dati attualmente disponibili, derivanti da due studi clinici condotti in Spagna e Inghilterra forniscono informazioni rassicuranti in merito all’efficacia (in termini di buona risposta anticorpale) e alla sicurezza (in termini di accettabilità degli effetti collaterali)” del mix di vaccini.

Vaccini in farmacia

Chiusa una questione rischia ora di aprirsene un’altra, quella delle punture in farmacia con J&J, l’unico altro vaccino a vettore virale per il quale però c’è solo una raccomandazione ad utilizzarlo per gli over 60.

“Stiamo aspettando dal ministero della Salute una risposta sull’utilizzo dopo le ultime indicazioni”, annuncia Federfarma mentre la Federazione dei medici di famiglia chiede all’Aifa posizioni “nette e definitive” da tradurre in maniera “chiara e affidabile” ai cittadini.

Certo è che se rimarrà, come è scontato, il no per gli under 60 e non si troverà una soluzione per somministrare i vaccini a mRna nelle farmacie, l’iniziativa partita da meno di un mese rischia di arrivare al capolinea in poche settimane.

Riserve strategiche e anticipi

Figliuolo continua però a professare ottimismo. Intaccare le riserve strategiche (nell’hub di pratica di Mare è stata accantonata una quota di dosi pari all’1,5% di tutte quelle arrivate finora, dunque circa 675mila) ha consentito di bilanciare con 11 regioni le dosi e di fare i richiami. “Il piano è sostenibile, arriveranno 54,5 milioni di dosi” di vaccini a mRna entro fine settembre che consentiranno di “coprire l’80% della platea di vaccinabili”. Ma il Commissario sa che viaggia sul filo e per questo non ha escluso la possibilità che l’Italia possa chiedere più dosi di Pfizer e Moderna. “Al momento non c’è una richiesta ma stiamo studiando – ammette – Avere una riserva non guasta mai e quindi ben vengano, qualora dovessero arrivare, dosi aggiuntive e anticipazioni di quelle nell’ultimo trimestre”.

Anche perché era stato lui stesso, già a maggio, a sostenere che le dosi di Pfizer e Moderna non sarebbero bastate. Al verbale del Cts del 17 maggio sono allegati due documenti. Il primo indica le dosi di vaccino previste da maggio a settembre: 53,5 milioni di Pfizer e 17,5 di Moderna per un totale di 71 milioni. Il secondo è invece una lettera nella quale scriveva che “alla luce del numero delle persone già vaccinate” e di quelle che hanno fatto la prima dose con vaccino a mRna e devono fare il richiamo “sono stati definiti i fabbisogni di vaccini mRna necessari per ultimare la campagna vaccinale entro settembre in circa 73 milioni di dosi a fronte di un previsionale di afflusso di circa 68 milioni di dosi fino al termine del terzo trimestre”.

In sostanza, concludeva, “il fabbisogno di vaccini mRna risulta superiore al previsionale delle forniture”. Cinque milioni di dosi in meno ai quali vanno aggiunte le 900mila destinate a chi ha fatto la prima dose con Astrazeneca e ora deve fare la seconda con Pfizer e Moderna e le 4,6 che servono per vaccinare – con entrambe le dosi – i 2,3 milioni di 12-15enni.

In tutto, dunque, 10,5 milioni di dosi in più rispetto a quelle disponibili secondo i piani di maggio.