Questa mattina il presidio di Fim e Fiom.
Doccia fredda per lo stabilimento Pierburg di Lanciano.
I sindacati Fiom-Cgil e Fim-Cisl hanno appreso a mezzo stampa che il colosso Rheinmetall ha formalmente firmato l’accordo di vendita dei siti produttivi di Lanciano e Livorno al fondo tedesco Aequita. Una decisione arrivata in totale autonomia e unilateralità, definita dalle organizzazioni sindacali come un vero e proprio
“schiaffo” alle istituzioni e ai lavoratori.
L’operazione ha scavalcato completamente il tavolo ministeriale e gli impegni presi in precedenza, calpestando il confronto con il Governo nonostante il presidente della multinazionale avesse rassicurato il ministro Urso di stare tranquillo.
La reazione delle maestranze sul territorio è stata immediata. I rappresentanti dei lavoratori evidenziano con chiarezza che Rheinmetall non è affatto un’azienda in crisi, bensì un colosso del comparto difesa che genera miliardi di euro di utili, grazie anche a commesse dello Stato italiano finanziate con denaro pubblico. Eppure, la scelta è stata quella di cedere le attività a un fondo speculativo, lasciando il personale italiano senza alcuna garanzia occupazionale, al contrario delle tutele invece previste in Germania.
Per questo motivo la mobilitazione a Lanciano è scattata subito: dopo lo sciopero spontaneo di quattro ore di ieri, oggi la protesta è proseguita con altre quattro ore di astensione dal lavoro e un presidio davanti allo stabilimento. Per domani sono proclamate altre due ore di sciopero e la protesta non si fermerà, con la dichiarata disponibilità a coordinare le prossime azioni insieme al sito di Livorno.
Fiom e Fim chiedono ora con forza al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di convocare d’urgenza il tavolo istituzionale per pretendere chiarezza e ottenere le massime garanzie per la salvaguardia dei dipendenti, coinvolgendo direttamente anche l’acquirente. L’obiettivo è vincolare le commesse pubbliche affidate a Rheinmetall alla tutela dell’occupazione e del territorio, dicendo basta all’erogazione di risorse a chi vende e ignora le parti sociali. Netto, infine, il rifiuto a incontri bilaterali in azienda nei prossimi giorni:
«I lavoratori saranno impegnati, li aspettiamo al ministero»,
concludono le sigle sindacali e le Rsu.
