Oggi in aula.
Con la deposizione della criminologa Roberta Bruzzone
è ripreso in Corte d’Assise a Perugia il processo a carico di Emiliano Volpe, 19 anni, di Roma, accusato di istigazione al suicidio per la morte di Andrea Prospero, 19 anni, studente lancianese, trovato senza vita in un appartamento del centro storico di Perugia a fine gennaio 2025.
Secondo la tesi contenuta nella relazione psicologica sul 19enne romano, redatta dalla stessa Bruzzone in qualità di consulente di parte civile della famiglia Prospero, i messaggi su Telegram con cui Volpe incoraggiava Andrea a ingerire xanax e ossicodone sarebbero stati decisivi nel determinarne il suicidio.
Nella sua deposizione, la criminologa ha descritto il rapporto tra i due ragazzi come segnato
da una forte “idealizzazione” da parte di Prospero, che considerava Volpe un vero e proprio “punto di riferimento”,
fino ad assecondarne le intenzioni e a farsi coinvolgere in una sorta di manovalanza criminale, allontanandosi progressivamente dai valori impartiti dalla propria famiglia.
Secondo Bruzzone, Volpe esercitava su Prospero una dominanza psicologica
di cui era pienamente consapevole: sapeva di avere davanti un ragazzo fragile e, ha sottolineato la consulente,
“si cibava” di quelle fragilità.
A provare a smontare il nesso di causalità tra le chat e il gesto volontario di Prospero, su cui si basa il processo, saranno invece i due consulenti chiamati dalla difesa a testimoniare, dopo aver depositato due perizie, una medico-legale e l’altra tossicologica. Tra gli obiettivi della difesa, dimostrare che Volpe — “Valemno” il nickname con cui era conosciuto sui social —
agiva alterato dalle sostanze stupefacenti che, fin da giovanissimo, era solito assumere.
Come ricostruito dagli agenti della polizia postale ascoltati nelle precedenti udienze, i due ragazzi chattavano dal 2023. Nel settembre 2024 Andrea Prospero aveva confidato per la prima volta a Volpe l’intenzione di togliersi la vita, sopraffatto dall’ansia sociale e dal terrore di rivelare ai genitori la volontà di abbandonare gli studi di Informatica.
Volpe gli aveva poi dato consigli sulla dose di ossicodone da assumere, incitandolo in chat a ingerire le pasticche la sera del 25 gennaio, fino a pochi minuti prima della sua morte.
La difesa dell’imputato è affidata all’avvocato Alessandro Ricci del Foro di Roma.
