Consulente ausiliario esperto.
Archiviata la fiaccolata in memoria di Diomede Barchiesi,
momento di preghiera e raccoglimento dopo l’episodio di movida violenta che lo scorso 9 agosto insanguinò il lungomare di Fossacesia, l’inchiesta entra ora in una fase cruciale per l’accertamento delle responsabilità.
Domani a Pescara è in programma la seconda parte della perizia medico-legale disposta dalla Procura di Lanciano per stabilire le cause della morte del cinquantenne.
Un primo elemento era già emerso dall’autopsia eseguita nell’ospedale pescarese, dove Barchiesi è deceduto il 14 agosto nel reparto di Rianimazione, cinque giorni dopo l’aggressione: secondo quanto riferito dai consulenti di parte della famiglia, le lesioni al volto sarebbero compatibili con un pugno, che avrebbe provocato una frattura importante alla mandibola e al naso, a testimonianza della violenza del colpo inferto.
Il quadro medico-legale, tuttavia, non è ancora completo:
l’esame sull’encefalo, disposto per completare gli accertamenti, ha richiesto invece alcune settimane di attesa, necessarie perché il tessuto cerebrale deve essere sottoposto a un processo di fissazione prima di poter essere analizzato dal punto di vista istologico.
A eseguire il nuovo accertamento sarà il consulente tecnico d’ufficio professor Cristian D’Ovidio, nominato nell’ambito del procedimento per omicidio preterintenzionale a carico di M.M. diciottenne di Fossacesia.
Per questa fase, il perito ha chiesto di farsi affiancare da un ausiliario esperto: l’esame si concentrerà sull’encefalo della vittima, passaggio che gli inquirenti ritengono decisivo per chiarire la reale dinamica dell’aggressione, avvenuta – secondo quanto ricostruito finora – mentre Barchiesi cercava di proteggere i due figli minorenni, di 15 e 16 anni, coinvolti nella lite.
Attorno alla perizia si muovono tutte le parti del procedimento.
La famiglia ha nominato un proprio consulente specializzato nello studio dell’encefalo, che seguirà le operazioni tecniche, e un secondo esperto per la copia forense, già eseguita, dello smartphone dell’indagato. La difesa del diciottenne, invece, ha scelto di non affiancare consulenti propri, affidandosi al lavoro dei periti d’ufficio.
Gli inquirenti proseguono ora il lavoro, incrociando i rilievi medico-legali con gli accertamenti informatici per ricostruire ogni tassello
di una vicenda che ha profondamente scosso le comunità di Altino, Fossacesia e Lanciano.
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