Si fermano per un mese e mezzo le 82 imbarcazioni vongolare del Cogevo Abruzzo, il Consorzio per la tutela dei molluschi bivalvi. Il fermo, su base volontaria, scatta il 14 ottobre e prosegue fino al 30 novembre: la ripresa dell’attività in mare è prevista per il 1° dicembre.
La sospensione punta a favorire la riproduzione delle vongole, in una fase in cui il comparto deve fare i conti anche con l’aumento dei costi di gestione. Il prodotto comunque non manca ed è apprezzatissimo per la qualità, grazie a controlli costanti sulle condizioni del prodotto e delle acque.

Campionamenti specifici vengono effettuati una volta al mese in collaborazione con la Asl e l’Istituto zooprofilattico. Il monitoraggio è affidato a tre imbarcazioni, ciascuna incaricata di un tratto di costa, da nord a sud dell’Abruzzo.
Se la vongola locale, la Chamelea gallina, non manca, a pesare sui bilanci è soprattutto il caro-carburante, al quale si sommano i rincari dei materiali necessari per la manutenzione delle imbarcazioni. Sono aumentati anche i prezzi di ferro e acciaio, con ripercussioni sulle spese per mantenere i battelli in efficienza.

Le vongolare hanno costi operativi generalmente inferiori rispetto ai pescherecci che praticano la pesca a strascico, ma questo non basta a evitare le difficoltà economiche che attraversano il settore.
Tra le criticità che i marittimi si trovano a fronteggiare si aggiunge anche la morìa delle cozze, conseguenza delle temperature di un Adriatico sempre più caldo. Mitilicoltura in ginocchio e futuro incerto.


