
“La decisione di Di Naccio – spiega Paolucci – è stata presa direttamente da lui, in totale autonomia, e ci è stata prospettata solo qualche giorno fa. Come è giusto che accada in un movimento di cui fanno parte persone, ho sottoposto questa ipotesi al resto del gruppo che sta lavorando al nostro progetto politico, che l’ha accolta senza riserve. Parlare dunque di un qualcosa che arriva da lontano, come lascia intendere Verna nelle sue dichiarazioni, è scorretto e conferma solamente quello che l’assessore sostiene da sempre: di essere stato cacciato per una congiura ordita da Valente e dalla sua cerchia ristretta”.
Tonia Paolucci replica anche alle dichiarazioni dei due esponenti di Progetto Lanciano, rilanciate per tutta la giornata di ieri sui loro profili social. “Sarebbe incoerente accogliere nella nostra squadra qualcuno che si è accorto in tempo di come viene gestita la macchina comunale dall’amministrazione uscente? A me sembra l’esatto contrario. Del resto è di dominio pubblico come da sempre Di Naccio sia stato isolato dal resto della giunta comunale: molti progetti, infatti, sono stati presentati alla città dall’assessore all’urbanistica e non da lui che era il titolare della delega ai lavori pubblici. Questa è coerenza? Ma soprattutto questo è rispetto delle persone? E non è neppure un mistero che Di Naccio abbia spesso dovuto lavorare da solo ai propri progetti, occupandosi autonomamente anche delle coperture finanziarie. Sono infine noti a tutti, e risultano dai verbali delle sedute del consiglio comunali, i miei rapporti con lui quando era assessore. Rapporti basati sul rispetto dei ruoli e della persona, concetti – conclude Paolucci – che sembrano sfuggire a Progetto Lanciano, che sta lanciando un linciaggio virtuale nei confronti di qualcuno che nel 2011 (ahimè) contribuì a farli eleggere al Comune”.
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