[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=AsC2_QTKggA[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 13 maggio 2015. Discarica Bussi: “Non condanniamoli, possono portarci via qualsiasi cosa”. Dichiarazioni shock di due giudici popolari apparse oggi sul Fatto Quotidiano a 5 mesi dalla sentenza che lasciò sbigottito l’Abruzzo sulla discarica dei veleni e prosciolse 19 imputati dal reato di avvelenamento delle acque mentre derubricò il reato di disastro ambientale in disastro colposo, poi prescritto. Il Consiglio superiore della magistratura apre l’inchiesta in prima Commissione, lo rende noto il vice presidente Giovanni Legnini.
“Non condanniamoli, possono portarci via qualsiasi cosa”. Dichiarazioni shock apparse sul Fatto Quotidiano in edicola il 13 maggio, quasi 5 mesi dopo la sentenza che lasciò sbigottito l’Abruzzo sulla discarica dei veleni di Bussi. Due giudici della Giuria popolare della Corte d’assise di Chieti, secondo Il Fatto Quotidiano, rivelano all’autore dell’articolo Antonio Massari di non aver mai letto gli atti. Sono due donne, tra i sei giudici popolari, a rimproverarsi quella sentenza che il 19 dicembre 2014 prosciolse 19 imputati dal reato di avvelenamento delle acque mentre il reato di disastro ambientale venne derubricato in disastro colposo; nessuna pena neanche in questo caso poiché era sopraggiunta la prescrizione. Pochi giorni prima della sentenza si svolse una cena per cercare di approfondire proprio il tema del dolo, del quale solo le due giudici popolari erano convinte. Ma vennero dissuase dall’intervento di Camillo Romandini, presidente della Corte d’Assise, il quale spiegò loro, tra una portata e l’altra, il rischio della richiesta di risarcimento danni da parte degli imputati in un eventuale appello con vittoria di giudizio: “Avremmo rischiato di perdere tutto quello che abbiamo”, riferiscono le donne al cronista. E mentre le due giudici popolari continuano a tormentarsi sul mancato dolo nella sentenza del 19 dicembre, “che – ribadiscono al Fatto Quotidiano – per noi c’era”, il Consiglio superiore della magistratura apre un fascicolo. Lo rende noto il vice presidente, l’abruzzese Giovanni Legnini: “L’avvio della pratica – spiega Legnini – è stato deciso anche dopo aver ricevuto una missiva dall’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis, in merito alle ultime notizie. Le indagini e le valutazioni sulla vicenda sono state affidate alla Prima Commissione del Csm”.
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