Inarrestabile erosione costiera.
Gli interventi di difesa continuano a mostrare inefficacia e carenza, sembra, di indagini geologiche approfondite.
Il sopralluogo del TgMax nei luoghi più a rischio col geologo Luigi Carabba e l’architetto Pierluigi Vinciguerra, presidente regionale di Italia Nostra, evidenzia la necessità di un dettagliato piano di raccolta acque e di opere di contenimento che vadano ben oltre le semplici massicciate.
Le ultime due mareggiate, una con mare da Levante, la seconda da Ponente, hanno colpito con violenza Punta Le Morge di Torino di Sangro e località Vallevò di Rocca San Giovanni.
Nel primo caso è stata danneggiata la passerella del trabocco di proprietà del Comune, mentre un’ampia frana è arrivata a ridosso di alcune abitazioni private, in un vero e proprio allarme.
La zona è stata interdetta con apposita ordinanza del sindaco Nino Di Fonso.
La fragilità del luoghi è datata e non è un caso che la Via Verde sia interrotta da anni per due chilometri causa erosione e smottamenti.

“La frana del 1916 che fece collassare tutto il promontorio a mare – dice il geologo Carabba – si è riattivata da tempo”.
A Vallevò invece il tratto di Via Verde a sud del trabocco “Sasso della Cajana” torna a rischio, con massi ciclopici a difesa della pista ciclopedonale (precedente intervento di somma urgenza) nuovamente caduti a mare.

In più punti la Via Verde manifesta cedimenti e lesioni.
Anche in questo caso Carabba contesta i milioni di euro spesi senza alcun beneficio.
“Occorrono indagini geologiche serie, sia a terra che sul fondale marino, per valutare le opere più efficaci da approntare”.
I due tratti di costa in questione, inoltre, sono caratterizzati da un sottosuolo ricchissimo di acqua che gli ingegneri delle Ferrovie dello Stato avevano canalizzato con decine di pozzetti drenanti. Dopo la dismissione della strada ferrata sono stati abbandonati, oggi riempiti di terra e pietre, inservibili.
E le colline a ridosso del mare cedono, con la costa minacciata da due forze: terra e mare.
