Uno sport violento?
È un atleta MMA il diciottenne denunciato
per lesioni gravissime dopo l’aggressione avvenuta la notte tra sabato e domenica sul lungomare di Fossacesia Marina.
Il giovane, M.M., di Fossacesia, è stato denunciato dai Carabinieri della Stazione di Fossacesia dopo aver colpito con un pugno al volto Diomede Barchiesi, cinquantenne originario di Altino e residente a Lanciano, ridotto in gravi condizioni.
Secondo la ricostruzione, l’uomo si trovava in camper con la moglie per non lasciare soli i due figli, di 16 e 15 anni, usciti per la movida: intervenuto dopo aver sentito la figlia gridare, avrebbe ricevuto il pugno che lo ha fatto cadere rovinosamente a terra e sbattere la testa.
Un dettaglio, quello della pratica sportiva del denunciato, che riporta l’attenzione su una disciplina sempre più diffusa tra i ragazzi, ma che va tenuta distinta dai singoli episodi di cronaca: la pratica sportiva, se condotta in contesti riconosciuti, insegna controllo e disciplina, non li elimina in automatico da chi la frequenta.
Mma, arti marziali miste
Le arti marziali miste non sono più una nicchia da Ottagono televisivo: in Italia contano ormai oltre sei milioni di appassionati, con una quota crescente di bambini e adolescenti che si iscrivono ai corsi. Un terzo dei nuovi praticanti sono donne, segno di un pubblico sempre più ampio e trasversale.
A trainare l’interesse dei più giovani sono soprattutto i risultati degli atleti italiani nei circuiti internazionali: il trentino Marvin Vettori, oggi tra i nomi più noti dell’UFC, è diventato un punto di riferimento per centinaia di ragazzi che si avvicinano allo sport sognando il grande palcoscenico. A questo si aggiunge la crescente esposizione mediatica degli eventi UFC, che ha reso le MMA un fenomeno pop capace di intercettare l’attenzione delle nuove generazioni.
Sul territorio, il fenomeno si traduce in una proliferazione di palestre e accademie, spesso nate all’interno di realtà già attive nel judo, nella boxe o nella kickboxing. La Federazione Italiana Grappling Mixed Martial Arts (FIGMMA) resta il riferimento per chi cerca corsi strutturati, con istruttori qualificati e percorsi tecnici che coprono le tre distanze del combattimento: striking, clinch e lotta a terra.
Sport praticato anche in Abruzzo
Il fenomeno non risparmia l’Abruzzo, dove il tessuto sportivo locale segue lo stesso trend nazionale. Anche nel Lancianese sono attivi da anni dojo e associazioni di arti marziali — tra judo, karate e ju-jitsu — che rappresentano spesso il primo approccio dei più giovani alla disciplina e alla lotta corpo a corpo, terreno propedeutico su cui si innestano poi le tecniche più specifiche delle MMA.
Non mancano le voci critiche legate ai rischi fisici della disciplina, ma pediatri ed esperti sottolineano come, se praticate in contesti riconosciuti e con la giusta supervisione, le arti marziali contribuiscano allo sviluppo psicofisico dei ragazzi, insegnando disciplina e rispetto delle regole — anche come argine ai fenomeni di bullismo.
Resta il tema, sollevato anche dal caso di Fossacesia, della necessità di percorsi formativi che affianchino alla componente tecnica
un’educazione al controllo e alla responsabilità, dentro e fuori dal tatami.
