Iniziata l’operazione riscatto del rione più popoloso della città di Lanciano.
Non è più solo una questione di posti di blocco o di freddi numeri da reportistica.
Quello che sta accadendo nel quartiere Santa Rita di Lanciano è qualcosa di più profondo: è l’incrinatura di un muro di gomma fatto di prepotenza e rassegnazione che per troppi anni ha avvolto il rione come una cappa asfissiante.
All’operazione interforze “ad alto impatto” di giovedì pomeriggio ha contribuito anche un singolo cittadino, che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte,
fornendo una segnalazione anonima che ha guidato gli agenti tra le pieghe del degrado.
Definire il quartiere “zona rossa” non è un’etichetta burocratica della Prefettura di Chieti, ma la presa d’atto di una ferita aperta nel rione più popoloso della città.
Per troppo tempo, intere famiglie di onesti lavoratori sono state costrette a convivere con la tracotanza di clan rom che hanno scambiato le strade pubbliche e alloggi popolari per il proprio feudo privato, tra spaccio alla luce del sole e l’ombra infame dell’usura.
Il bilancio dell’intervento di giovedì pomeriggio, coordinato dal Commissariato di P.S. di Lanciano, dirigente il vice questore Dario Ricciardelli, con l’ausilio di Questura di Chieti, Reparto Prevenzione Crimine di Pescara, Guardia di Finanza e Carabinieri delle Compagnie di Lanciano, parla chiaro:
153 persone identificate (di queste, 44 hanno precedenti di polizia), 84 veicoli sono stati controllati attraverso 16 posti di blocco, e una persona è stata denunciata per spaccio di droga.
Ma è guardando al dato complessivo dall’inizio del 2026 che si comprende l’entità dello sforzo messo in campo per il quartiere: sono 824 le persone identificate e 521 i veicoli passati al setaccio.
Numeri che dimostrano come lo Stato non consideri Santa Rita una “causa persa”, ma un territorio da riconquistare palmo a palmo.
“Ci avete rotto, basta rom” è la scritta apparsa sul muro di recinzione in via De Riseis, già teatro di un blitz interforze a novembre scorso dopo la rissa tra famiglie rivali: la firma, un simbolo riconducibile all’estrema destra. Denunciato dal Tgmax e coperto con vernice bianca dagli operai del Comune, nel giro di poche ore.
Il vero dato politico e sociale dell’ultimo blitz sta nel gesto di quel singolo residente.
È un esempio virtuoso che può e deve diventare contagioso. Quando un cittadino decide di indicare il luogo del malaffare, sta compiendo un atto di resistenza civile, dicendo chiaramente che la paura non è più l’unico sentimento possibile.
La segnalazione anonima può arrivare al 112 o con l’app YouPol, inviando anche foto e video: a entrambi risponde la sala operativa per interventi o indagini.
Il riscatto è iniziato.
Se altri seguiranno questo esempio, il quartiere Santa Rita smetterà di essere un fortino della criminalità rom per tornare a essere un pezzo di città orgoglioso, sicuro e libero.

