Domani, L’Aquila tornerà a essere il centro spirituale d’Italia con il rito dell’apertura della Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
È il momento più solenne della Perdonanza Celestiniana, istituita nel 1294 da Papa Celestino V, che con la Bolla del Perdono concesse l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli “confessati e sinceramente pentiti”, senza distinzione di ceto o condizione.
A 731 anni da quel gesto rivoluzionario, il messaggio resta attuale: pace, riconciliazione, solidarietà.
In un mondo lacerato da guerre e tensioni, la Perdonanza si propone come simbolo di speranza e dialogo tra i popoli.
Il rito sarà officiato dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede.
Tre colpi di bastone d’ulivo apriranno la Porta Santa, che resterà accessibile fino alla sera del 29 agosto.
In 24 ore, sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria.
L’Arcidiocesi ha precisato le condizioni: visita alla basilica tra i vespri del 28 e 29 agosto, recita del Credo, del Padre nostro e di una preghiera secondo le intenzioni del Papa, Confessione e Comunione entro gli otto giorni precedenti o successivi.
Prima del rito, il tradizionale corteo storico sfilerà per le vie cittadine, portando i simboli della Perdonanza:
la Bolla, il ramo d’ulivo e la Croce del Perdono, affidati rispettivamente a Michela Carnicelli, Manuel De Libero e Francesca Alfonsetti.
La Perdonanza non è solo evento religioso, ma patrimonio culturale e identitario.
Dal 2019 è riconosciuta dall’UNESCO come bene immateriale dell’umanità. Un riconoscimento che ne consacra il valore universale.
L’Aquila si prepara ad accogliere migliaia di pellegrini, in un clima di raccoglimento e festa. La città, ferita dal sisma del 2009, continua a rinascere anche attraverso la forza delle sue tradizioni.
La Perdonanza è memoria, ma anche futuro. Un ponte tra fede e civiltà, che ogni anno rinnova il suo invito alla pace.
La Perdonanza Celestiniana: da rito medievale a simbolo universale
La Perdonanza Celestiniana, istituita nel 1294 da Papa Celestino V con la Bolla del Perdono, è nata come atto rivoluzionario:
offrire l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli, “confessati e sinceramente pentiti”, senza distinzione di classe o condizione.
Un gesto di misericordia che anticipò di sei anni il primo Giubileo ufficiale della Chiesa.
Nei secoli successivi, il rito ha vissuto momenti di splendore e di oblio.
Dopo il Medioevo, la celebrazione perse centralità, rimanendo confinata a un ambito strettamente religioso e locale.
Negli anni ’70 e ’80, grazie all’impegno di storici e amministratori locali, la Perdonanza è stata riscoperta e rilanciata. Il sindaco Tullio De Rubeis fu tra i promotori della sua rinascita, reintroducendo il corteo storico e valorizzando il messaggio universale di pace e riconciliazione.
Nel 2019, l’UNESCO ha riconosciuto la Perdonanza come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, consacrandone il valore spirituale e culturale a livello globale.
Oggi, la Perdonanza è un evento che unisce fede, storia e civiltà. Al rito religioso si affiancano manifestazioni culturali, concerti, incontri pubblici e cerimonie civili. Il messaggio di Celestino V, in un mondo segnato da guerre e divisioni, risuona con forza rinnovata.
La Porta Santa della Basilica di Collemaggio, aperta ogni 28 agosto con tre colpi di bastone d’ulivo, è diventata il simbolo di un perdono che va oltre il dogma:
è invito alla pace, alla solidarietà, alla memoria condivisa.
La Perdonanza non è solo tradizione: è un ponte tra passato e futuro, tra spiritualità e impegno civile.

