Silenzio stampa del capofamiglia, dopo gli ultimi sviluppi della vicenda.
“Non rilascio più dichiarazioni”,
è categorico Nathan, il 51enne padre dei tre bambini che vivevano nel bosco di Palmoli e che sono stati allontanati dal Tribunale dei minori de L’Aquila insieme alla madre 45enne.
A conclusione di una riunione del gruppo dei neo rurali, una trentina di famiglie che vivono tra Palmoli, Tufillo e San Buono, l’uomo ha annunciato di non voler più parlare e rilasciare interviste.
Dopo il boom sui social con prese di posizione di ogni genere, anche politiche, le varie petizioni online e le tante trasmissioni televisive,
l’uomo ha deciso di fare marcia indietro e a chiudersi in un ‘silenzio stampa’.
Il comune di Palmoli, attraverso il sindaco Giuseppe Masciulli, si dice pronto a collaborare con il Tribunale dei minori dell’Aquila e le assistenti sociali a sostegno della famiglia nel bosco per favorire il loro ricongiungimento.
Quel casolare, dove viveva la famiglia anglo-australiana, era abitato in precedenza da una coppia di anziani palmolesi ed aveva tutte le utenze. La coppia con i tre figli piccoli, invece, ha scelto uno stile di vita più estremo, facendo rimuovere il bagno tradizionale in casa.
Intanto sui social si moltiplicano insulti e minacce alla giudice Cecilia Angrisano, presidente del tribunale che ha emesso il provvedimento. Alcuni utenti chiedono anche indirizzo, numero di telefono e mail della giudice, la quale si riserva di presentare un esposto.
Dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici, il comitato di presidenza del Csm ha avanzato una pratica a tutela dei magistrati del Tribunale dei Minori de L’Aquila.
Lo scorso luglio, in una relazione dell’Ecad del Comune di Monteodorisio, si poteva leggere questa descrizione della famiglia nel bosco:
“Un nucleo familiare a rischio di grave emarginazione sociale, in disagio abitativo senza interazioni sociali frequenti né entrate fisse con i figli minori che non frequentano la scuola e attività ricreative o sportive”.
“Presso lo stabile nel quale dimora la famiglia – aggiungevano gli assistenti sociali – non sono presenti i servizi igienici e le utenze”, e per quanto riguarda la situazione socio culturale “i minori non frequentano la scuola e attività ricreative o sportive”. La diagnosi sociale è “grave emarginazione sociale (da verificare)”.
Ma proprio nelle scorse ore il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con una nota, ha fatto sapere che, tramite l’appoggio a una scuola autorizzata, l’obbligo scolastico risulta regolarmente espletato attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti.
La Lega Abruzzo ha organizzato per il prossimo fine settimana banchetti per la raccolta firme a sostegno della famiglia che vive nel bosco.

