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Tentata estorsione a Chiodi e Pezzopane, 4 rinvii a giudizio

Luglio 20
10:01 2016

Stefania Pezzopane, senatrice Pd, ex presidente della Provincia dell’Aquila

L’ Aquila, 19 Luglio 2016 – Avrebbero chiesto 35 mila euro all’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, per bloccare la realizzazione di un film sulla sua relazione con la consigliera di parità Letizia Marinelli, che sarebbe dovuto uscire proprio nel periodo di campagna elettorale del 2014. Chiodi si rifiutò di sborsare la cifra e denunciò tutto alla Digos. Tentato ricatto anche nei confronti della senatrice Stefania Pezzopane per una foto che la ritraeva in una vasca idromassaggio con il fidanzato, Simone Coccia Colaiuta, e l’ex narcotrafficante Gennaro Bonifacio, immagine ritenuta compromettente ma poi diffusa dai media.

Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo dal 2009 al 2014

Per questi motivi, il Gup del Tribunale di L’Aquila ha rinviato a giudizio, con l’accusa di tentata estorsione in concorso, quattro persone: Gianfranco Marrocchi, 61enne di Lucoli (L’Aquila), Giovanni Volpe (60) di Battipaglia (Salerno), Raimondo Onesta (41) di Corfinio (L’Aquila) e Marco Minnucci (30) di Porto San Giorgio (Fermo). Marrocchi è imputato per entrambi i filoni dell’inchiesta; Volpe e Onesta solo per quello di Chiodi; Minnucci solo per quello della Pezzopane. La prima udienza del processo si terrà il 17 marzo 2017.
Immediato il commento della senatrice Pezzopane, “vicenda assurda e sgradevole, è arrivata finalmente ad un primo approdo positivo. Un tentativo squallido di denigrarmi e danneggiarmi – aggiunge – che si inquadra in una vicenda ben più complessa in cui sono coinvolte anche altre figure politiche, come l’ex presidente Chiodi. Addirittura in qualche intercettazione gli imputati esprimono l’intenzione di coinvolgere anche Giovanni Legnini. Nelle intercettazioni i due esprimono l’intenzione di ‘demolirmi’ politicamente, di distruggermi con storie assurde, ricatti, foto taroccate, addirittura con il coinvolgimento di altre persone, in particolare di una donna di cui si fa nome e cognome. Ma lucidamente e non avendo nulla da nascondere mi sono rivolta alle forze dell’ordine ed all’autorità giudiziaria. C’è da chiedersi – prosegue la parlamentare – se gli imputati abbiano agito per proprio conto o se dentro un disegno che vede il coinvolgimento di qualche avversario politico o di certa stampa abituata a scandali inventati di sana pianta. Una vicenda dolorosa, che mi ha colpito e danneggiato, producendo sofferenza a me ed ai miei cari. Il rinvio a giudizio è il primo passo. Attendo serena l’evoluzione del procedimento giudiziario”.

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