Una verità terribile, emersa solo mesi dopo il dramma grazie agli esiti dell’autopsia.
Un bambino di appena 15 mesi è morto lo scorso 10 agosto a Vasto dopo aver ingerito una quantità letale di cocaina all’interno delle mura domestiche.
La madre, una donna di trent’anni, è ora indagata per omicidio colposo e per aver fornito false informazioni al pubblico ministero.
Quella sera d’estate, la corsa disperata in ospedale si rivelò inutile: i medici del Pronto soccorso del “San Pio” non riuscirono a rianimare il piccolo, che presentava i segni di una violenta intossicazione acuta.
In quell’occasione, la donna non fornì alcun elemento utile ai sanitari per comprendere l’origine del malore.
Solo gli esami autoptici, affidati al medico legale Pietro Falco, hanno successivamente chiarito che il decesso non era attribuibile a cause naturali o a un soffocamento accidentale da corpo estraneo, bensì all’assunzione dello stupefacente.
Secondo l’ipotesi della Procura, coordinata dal sostituto Silvia Di Nunzio, la donna avrebbe lasciato la droga in un luogo facilmente accessibile al bambino,
omettendo poi di vigilare correttamente.
L’appartamento resta sotto sequestro, mentre le indagini dei Carabinieri delineano un possibile contesto di profondo degrado sociale.
La difesa, affidata all’avvocato Alessandro Cerella, attende la conclusione delle indagini per chiarire i contorni di una vicenda che ha sconvolto l’intera comunità abruzzese.

