Olio nuovo, vini, pecorini, salumi, pallotte cace e ove e pizza scima: al 78° Prix Italia, il premio internazionale della Rai che si è concluso all’Aquila, CIA Agricoltori Italiani Abruzzo ha curato l’accoglienza enogastronomica per giornalisti e delegazioni da tutto il mondo. Un successo che il mondo agricolo rivendica, mentre denuncia costi di produzione ormai insostenibili e annuncia una mobilitazione nazionale.
Le eccellenze abruzzesi al Prix Italia
Il Prix Italia premia le migliori produzioni radiofoniche, televisive e multimediali internazionali. Per le imprese agricole abruzzesi è stata un’occasione di grande visibilità, con prodotti arrivati da tutta la regione, dalla costa alle aree interne.
«Un lavoro fatto in sinergia con le aziende agricole, con gli agriturismi, con le aziende multifunzionali di tutta la nostra regione», spiega Alfonso Ottaviano, direttore di CIA Chieti-Pescara. «Le delegazioni estere hanno apprezzato molto il racconto dei prodotti, fino a degustarli e a capire che c’è un mondo veramente bello, buono e importante che possiamo raccontare».
“Straordinaria” è stato l’aggettivo più usato dagli ospiti. «Ho avuto modo di vedere che stavano assaggiando l’olio nuovo ed erano estasiati, e alcuni ospiti internazionali hanno gradito molto i nostri vini», racconta Donato Di Marco, direttore di CIA Teramo-L’Aquila. «Speriamo ci torni qualcosa di positivo anche in termini turistici».

Imprudente: «Una vetrina unica per l’agricoltura abruzzese»
Bilancio più che positivo anche per l’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente: «L’agricoltura è stata centrale in questo Prix Italia. Si parla di agricoltura abruzzese a livello nazionale e internazionale: una vetrina unica, dove la qualità e la tracciabilità del nostro prodotto hanno costruito una reputazione importante».

La filiera corta nel menù degli ospiti
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A curare il menù è stata Beatrice Tortora, presidente nazionale de La Spesa in Campagna, la rete di CIA dedicata alla filiera corta. «È fondamentale che produttori e consumatori si incontrino», spiega. «Solo così si ha un prodotto più fresco, di stagione, di territorio, con un prezzo gestito direttamente dal produttore. Il consumatore diventa un coproduttore, qualcuno che insieme al produttore sceglie il valore del territorio».

Nei piatti sono finiti, tra gli altri, le pallotte cace e ove, i pecorini, i salumi, la pizza scima tipica del Chietino, il vino e l’olio extravergine d’oliva, portati da produttori, agriturismi e mercati contadini.

L’allarme: «L’agricoltore è l’anello debole della filiera»
Dietro il successo dell’evento c’è però una situazione difficile. Cambiamenti climatici e caro energia, legato a uno scenario internazionale segnato dai conflitti, stanno mettendo in crisi le aziende agricole.
«Le aziende vivono un doppio paradosso», denuncia Ottaviano. «Hanno costi di produzione alle stelle, mentre i consumatori vedono ridursi il potere d’acquisto. La grande distribuzione e le compagnie energetiche aumentano fatturato e utili, chi produce invece li vede diminuire. L’agricoltore è l’anello debole della filiera e rischia di chiudere».
Da qui la mobilitazione nazionale di CIA Agricoltori Italiani, annunciata per i prossimi giorni, con la richiesta di controlli mirati sulla formazione dei prezzi. «Chiudere un’azienda agricola, soprattutto in alcune aree, significa abbandonare il territorio», aggiunge. «L’agricoltore ne è anche il custode, contro incendi, frane e smottamenti».
Ricerca e innovazione: «Non siamo secondi a nessuno»
Nonostante le difficoltà, il settore guarda avanti, tra sostenibilità, ricerca e innovazione. Grazie a progetti di filiera e bandi nazionali, spiega CIA, in Abruzzo si tornerà a fare ricerca in agricoltura dopo oltre vent’anni, anche per affrontare la siccità e i cambiamenti climatici.
«Siamo stati una regione timida fino a poco fa», conclude Ottaviano. «Oggi vogliamo farci conoscere, perché non siamo secondi a nessuno».



