Nuovi testi ascoltati dalla Corte d’Assise.
«La lotta che sto facendo è per la verità e la giustizia per Andrea, ma anche per i giovani, per dare un input a non farsi trasportare e cadere in queste situazioni».
Michele Prospero, padre di Andrea, il diciannovenne lancianese trovato senza vita a Perugia il 29 gennaio 2025, affida al TgMax le parole di una famiglia che non si arrende, nonostante la certezza amara che
«la verità non verrà mai a galla».
Giovedì 30 aprile si torna in aula, in Corte d’Assise, per la quarta udienza del processo a carico di Emiliano Volpe, romano di 19 anni, da un anno agli arresti domiciliari con l’accusa di istigazione e aiuto al suicidio di Andrea.
La scorsa settimana hanno testimoniato i familiari: la sorella gemella Anna, i genitori e il fratello maggiore Matteo.
Andrea era timido, riservato, uno che mal sopportava persino una tachipirina,
eppure morto per un mix di ansiolitici e ossicodone, mentre era in chat con Volpe che lo incitava.
Secondo Michele, l’imputato resterà in silenzio, lasciando nell’ombra una parte cruciale di quanto accadde: sullo sfondo un filone investigativo inquietante, traffico online di farmaci e droghe gestito su Telegram, con Volpe agli ordinativi e un diciottenne del Napoletano nel ruolo di magazziniere e spedizioniere.
Una rete criminale virtuale, protetta dall’anonimato.
Ed è proprio contro questo mondo sommerso che Michele Prospero continua a battersi, con un appello accorato alle famiglie e ai ragazzi: tenete gli occhi aperti su ciò che il web nasconde, sulle trappole che sanno insinuarsi nella fragilità degli adolescenti.
