Attualmente non c’è alcun provvedimento.
A Lanciano la sicurezza urbana diventa un caso politico e comunicativo che sfocia nel paradosso:
in città non esiste attualmente alcuna “zona rossa” attiva.
Quello che era stato presentato nei mesi scorsi come un provvedimento imminente o già in vigore, si è rivelato un corto circuito tra il Comune di Lanciano e la Prefettura di Chieti, un’incertezza istituzionale che ha indotto la stampa locale a inseguire un fantasma burocratico basato su atti ormai scaduti.
Per comprendere l’origine dell’equivoco, bisogna tornare al novembre 2025, quando l’allora Prefetto Gaetano Cupello, dopo la violenta rissa tra nuclei familiari rom e vari episodi criminosi nel quartiere Santa Rita e nel centro storico, aveva presieduto il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica proprio in città.

In quell’occasione, alla presenza del sindaco Filippo Paolini e dei vertici provinciali e locali delle Forze dell’Ordine, era stata preannunciata l’adozione di una nuova ordinanza per istituire zone a “tutela rafforzata”, sulla falsariga di quella sperimentata con successo nell’estate precedente.
Il messaggio era stato netto: “Nessuno può fare ciò che vuole”,
supportato dalla promessa di integrare la videosorveglianza comunale con servizi straordinari di controllo del territorio. Tuttavia, l’incrocio odierno di dati e informazioni conferma che quella misura non è mai stata formalizzata:
l’ultima vera “zona rossa” resta quella terminata il 31 agosto scorso tra piazza Aldo Moro, luogo della rissa, e alcune strade adiacenti in cui vivono i rom indagati.

Oggi la realtà parla di un potenziamento dei controlli con quattro pattuglie al giorno nel quartiere Santa Rita, ma senza alcuna interdizione formale.
E tra i banchi della minoranza consiliare si scatena una durissima reazione.
Leo Marongiu definisce “surreale” che il Sindaco parli in conferenza stampa di provvedimenti che la Prefettura smentisce, accusando l’amministrazione di fare propaganda su temi delicati. Sulla stessa linea Giacinto Verna, che bolla come un “bluff” la narrazione delle zone rosse, sottolineando come la cittadinanza sia stata convinta per settimane dell’esistenza di restrizioni, in realtà già scadute da mesi.
Tra la percezione di insicurezza e una comunicazione istituzionale fallace, resta il lavoro quotidiano delle forze dell’ordine che continuano a presidiare il territorio, mentre la politica si interroga su una trasparenza che sembra essere venuta meno.

