Quaranta indagati, 25 misure cautelari.
Tre gruppi criminali gestivano il mercato della droga in modo paritetico e coordinato dal 2022.
Pusher “usa e getta” reclutati all’estero, auto a noleggio e un centralino dello spaccio attivo h24 come un moderno servizio di ristorazione.
C’era un’organizzazione scientifica dietro l’operazione “Coca Delivery”, il maxi blitz coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila che ha portato i Carabinieri a smantellare tre sodalizi criminali capaci di monopolizzare il mercato della cocaina tra il capoluogo abruzzese e l’hinterland.
Il bilancio è imponente: 25 misure cautelari, 40 indagati e 135 capi d’imputazione.
L’attività investigativa, condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile insieme alle stazioni di Sassa e Montereale, è scattata nel gennaio 2025 dopo i primi arresti in flagranza. Analizzando i tabulati e i movimenti, gli inquirenti sono riusciti a retrodatare le attività illecite fino al 2022,
portando alla luce un patto di ferro tra tre gruppi paritetici.
Non si facevano la guerra, ma cooperavano e si alternavano geometricamente sul territorio per non lasciare mai sguarnite le piazze di spaccio.
Il vero punto di forza del sistema era la logistica flessibile.
I vertici dell’organizzazione arruolavano in Albania giovani incensurati, facendoli entrare in Italia con un semplice visto turistico. Ai pusher veniva fornito un pacchetto completo: telefoni, sim card, macchine a noleggio e alloggi temporanei in zone periferiche o nei comuni limitrofi. Il turn-over era frenetico: se uno spacciatore finiva nel mirino delle forze dell’ordine o veniva arrestato, spariva immediatamente rientrando in patria, venendo subito sostituito da un volto nuovo.
Un meccanismo che per anni ha cercato l’invisibilità, ma che i Carabinieri hanno progressivamente scardinato, eseguendo nel tempo 16 arresti in flagranza e sequestrando circa un chilogrammo di cocaina. Gli investigatori hanno quantificato un volume d’affari di almeno 125 mila euro, documentando la cessione di oltre 3.200 dosi di stupefacente. L’indagine, oltre a colpire la piramide criminale, si riflette anche sul consumo locale: sono infatti più di cento gli assuntori segnalati alle diverse Prefetture.

