A fine giornata destino sospeso per il biologo di Castellalto.
Sono stati travolti insieme dalla valanga sull’Himalaya, in Nepal centrale, Paolo Cocco, 41 anni, fotografo e designer, e Marco Di Marcello, 37 anni, biologo e guida alpina.
Amici di scalata, detentori un Guinness World Record, insieme fino all’ultima avventura ad oltre 6 mila km dall’Abruzzo, la loro terra di origine.
Paolo, vicensindaco di Fara San Martino dal 2011 al 2016, aveva ottenuto il patrocinio del suo Comune per la nuova spedizione internazionale alla quale stava partecipando con altri sette componenti, esperti di Himalaya.
Marco, biologo originario di Villa Zaccheo di Castellalto (Teramo), si era trasferito da anni in Canada, nella regione dell’Alberta. Il suo Gps radiosatellitare ha inviato impulsi ogni 4 ore alla famiglia, facendo sperare fino all’ultimo in un salvamento. Fino alla notizia del decesso, ufficializzata in serata dal presidente della Regione Abruzzo in una nota di cordoglio alla stampa.
Ma la famiglia Di Marcello contesta l’ufficialità della morte, costringendo il presidente Marsilio ad una nota di scuse.
La notizia del ritrovamento del cadavere di Marco Di Marcello è stata divulgata in tarda mattinata dall’AGI, che riferiva da fonti di Autorità nepalesi, che la polizia locale aveva identificato i corpi dei due abruzzesi dispersi.
Il videomessaggio prima della partenza
“Ciao a tutti! Siamo Marco Di Marcello e Paolo Cocco, e oggi, 27 ottobre alle 5.40 del mattino, vi stiamo mandando questo messaggio da Kathmandu. Siamo pronti a partire per la via delle montagne, con l’obiettivo di tentare la prima salita italiana al Dolma Khang, nel Parco Nazionale del Gaurishankar, nella valle della Rolwaling”. Questo parco nazionale è praticamente adiacente a quello dell’Everest”, è stato l’ultimo videomessaggio di Cocco e Di Marcello prima di partire.
Polemiche sui ritardi dei soccorsi
I due avevano annunciato una spedizione congiunta sul Dolma Khang, una vetta di 6.300 metri al confine settentrionale del Nepal, dove una valanga ha travolto diversi alpinisti: nove vittime e cinque superstiti.
Le operazioni di soccorso sono state rallentate dal maltempo e dall’altitudine, mentre The Himalayan Times riferisce di responsabilità di ritardi anche alle autorità nepalesi.

