L’omelia un monito alla comunità.
Fiori, lacrime e abbracci.
Il sagrato della chiesa di San Marco Evangelista, a Vasto, non è riuscito a contenere la folla silenziosa e commossa che si è riunita per l’ultimo addio ad Andrea Sciorilli.
Il 21enne, domenica scorsa, è stato ucciso dal padre 52enne Antonio, funzionario Asl, rinchiuso in carcere per omicidio volontario aggravato e tentato occultamento del cadavere.
In un clima di profonda partecipazione, centinaia di persone hanno circondato con un abbraccio ideale la salma del ventunenne, strappato alla vita in un modo che la ragione fatica ancora ad accettare.
Al centro di questo oceano di commozione, il dolore straziante della madre Sabrina e della sorella Lorenza, sostenute dal calore di una comunità che ha cercato di farsi scudo contro l’orrore di una tragedia domestica così violenta.
Gli amici più cari, distrutti in un pianto dirotto,
hanno portato addosso il peso di un dolore che a vent’anni appare tanto incontenibile quanto incomprensibile, indossando magliette bianche con la promessa:
“Ovunque noi saremo, tu sarai”.
Durante la celebrazione, le parole del sacerdote hanno risuonato come un monito collettivo e una chiamata alla responsabilità verso il prossimo.
“Cerchiamo di vedere le sofferenze e i drammi della porta accanto, dei nostri vicini”,
ha esortato il parroco don Nicola dal pulpito. Un invito a non voltarsi dall’altra parte, a chiedere “come stai?” a chi mostra segni di sofferenza, per combattere ogni forma di violenza e mancanza di rispetto. “Siamo chiamati a combattere chi vuole venderci morte. Solo così faremo giustizia al cuore di Andrea”, ha concluso, indicando nell’ascolto e nella prossimità l’unico argine possibile a tragedie simili.
All’ingresso della chiesa, uno striscione con la scritta “Andrea vive” ha accolto il feretro, testimoniando un legame che la morte non può recidere. È difficile, tra le lacrime e le manifestazioni d’affetto di chi lo ha frequentato quotidianamente, conciliare l’immagine di questo ragazzo con quella di un giovane violento tra le mura domestiche.
C’è troppo amore sul sagrato, troppo calore nei ricordi di chi lo ha amato per accettare una narrazione così brutale.
All’uscita della bara, il cielo sopra Vasto si è riempito di decine di palloncini bianchi: un volo simbolico verso l’azzurro, come l’anima di Andrea, libera finalmente dai pesi terreni e restituita a quella giovinezza eterna, invocata nel suo manifesto funebre.
